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Bruxelles vuole avere un unico interlocutore

La task force per gestire il Recovery plan nazionale, annunciata ieri dal premier Giuseppe Conte, non è una invenzione italiana ma nasce dalla precisa richiesta della Commissione europea che nelle linee guida inviate agli Stati membri nei giorni scorsi, dettaglia il ruolo e i compiti che in ogni Stato membro dovrà avere l’«interlocutore unico» o «coordinatore» di ogni Stato membro. I documenti non lo dicono in modo esplicito, ma è evidente questo è il primo passo da fare, in modo da aprire da subito il canale istituzionale dedicato al confronto con la Commissione, fondamentale anche nella fase preparatoria. E c’è da scommettere che sarà (se non lo è già) un altro terreno di aspro confronto.

«Per garantire l’attuazione efficace del Recovery plan – scrive la Commissione – le responsabilità devono essere stabilite in modo chiaro: perciò dovrebbe essere nominato un ministero o un’authority-guida che abbia la responsabilità generale del Recovery plan e sia l’interlocutore unico della Commissione». Ministro o autorità, il nuovo soggetto, oltre ad essere responsabile dell’attuazione, avrà un ruolo di coordinamento con gli altri ministri nazionali e in particolare avrà il compito di assicurare «coerenza» tra i vari progetti che saranno finanziati dai fondi europei.

Si tratta di uno snodo che preoccupa non poco la Commissione, ma dai primi segnali, è proprio da queste indicazioni che tutti i governi si stanno muovendo per mettere in piedi la struttura unica nazionale dialogare con la task force creata in seno alla Commissione europea e guidata dalla vice segretaria generale, la francese Céline Gauer.

Poco o quasi nulla sembra essere lasciato al caso. L’elenco dei compiti del «coordinatore» prosegue con il monitoraggio dello stato di avanzamento dei progetti, la sorveglianza e, se necessarie, l’attivazione di misure di controllo e verifica della spesa. Soprattutto sarà il nuovo soggetto a chiedere, di volta in volta, i pagamenti alla Commissione.

Il Recovery plan nazionale, oltre a definire il mandato e l’autorità necessari a svolgere i compiti previsti, dovrà delineare, con un certo livello di dettaglio, la nuova struttura alla quale si richiede la «capacità amministrativa» necessaria per operare. Questo significa che il piano dovrà indicare la composizione della struttura, in termini di risorse umane e di professionalità che verranno reclutate. Così come è vivamente consigliato definire e indicare la catena di comando ai diversi livelli di responsabilità.

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