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Bruxelles vuol fare cassa con la tassa sulla plastica

In attesa della proposta di bilancio per il periodo 2021-2027, prevista in maggio, il commissario al Bilancio Günther Oettinger ha lanciato ieri l’idea di aumentare le risorse proprie dell’Unione con una imposta da applicare sulla plastica. L’obiettivo sarebbe triplo: creare nuovi margini finanziari a livello comunitario, lottare contro l’inquinamento, contrastare i problemi creati al mercato del riciclo dal freno cinese alle importazioni di plastica europea da rigenerare. Chiuso lo sfogo delle esportazioni, l’Europa si sta riempiendo di plastica usata che non trova destinazione.
L’Italia ha già da vent’anni un efficace prelievo ambientale sulla plastica e in generale su tutti i materiali per imballaggio, ed è il contributo Conai che finanzia le attività di raccolta e riciclo.
L’ipotesi tutta da concretizzare giunge mentre Bruxelles presenterà a breve una più ampia strategia sul riciclo delle materie plastiche. La Commissione europea «sta valutando una tassa sulla plastica da utilizzare come nuova risorsa nel bilancio dell’Unione», ha detto l’uomo politico tedesco in una conferenza stampa a Bruxelles.
Attualmente il bilancio dipende dai contributi nazionali e da due risorse proprie: l’imposta sul valore aggiunto (Iva comunitaria) e i dazi doganali. Ambedue hanno subito una riduzione nel corso dei decenni, fosse solo per via della crescente liberalizzazione degli scambi commerciali.
Al lavoro su un nuovo progetto di bilancio, Bruxelles è quindi alla ricerca di denaro fresco, anche per compensare la prossima uscita del Regno Unito dalla Ue, prevista nel 2019. Il commissario Oettinger ha ribadito che Brexit provocherà un buco di bilancio, stimato a 12-14 miliardi di euro all’anno.L’idea della Commissione europea è compensare il mancato introito con un 50% di tagli alla spesa e un 50% di nuove entrate (si veda Il Sole 24 Ore del 28 dicembre 2017 e del 9 gennaio 2018). Il commissario ha spiegato che l’esecutivo comunitario non ha deciso l’ammontare dell’eventuale imposta; né se la tassa verrebbe applicata al momento della produzione, e quindi sarebbe a carico delle imprese, o invece al momento del consumo finale. L’annuncio arriva proprio mentre in Italia vi è polemica sui sacchetti biodegradabili.
Sempre ieri, il commissario ha confermato che i nuovi impegni comunitari in settori quali l’immigrazione o la sicurezza richiederanno «una decina di miliardi di euro» in più all’anno.
Questi nuovi impegni dovrebbero essere finanziati all’80% da nuove risorse, e quindi potenzialmente anche da un aumento dei contributi nazionali, tanto più che lo stesso Oettinger è convinto che l’ammontare del bilancio dovrebbe salire a oltre l’1,1% del prodotto interno lordo dell’Unione, dall’1% circa di oggi. Alcuni paesi si sono già detti contrari, come l’Austria del nuovo governo Kurz. Della questione, i paesi membri discuteranno in un vertice in febbraio .
L’idea di una tassa sulla plastica giunge mentre martedì prossimo Bruxelles presenterà una nuova strategia nel campo dell’economia circolare. L’obiettivo è imporre entro il 2030 il riutilizzo o il riciclo totale e conveniente di tutti gli imballaggi di plastica. Inoltre, Bruxelles vuole promuovere l’uso di plastica riciclabile, ridurre l’emissione di microplastiche, lottare contro l’inquinamento marino.

Beda Romano

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