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Bruxelles vede l’Italia in leggera frenata “Il vostro Pil allo 0,9% il deficit sarà al 2,4%”

Ancora scintille tra Roma e Bruxelles, ma dopo il lunedì nero del «je m’en fous» pronunciato dal presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker il dialogo, con cautela, riprende in vista del giudizio sulla legge di Bilancio italiana previsto per mercoledì 16. La giornata è iniziata in un clima elettrico: «Non siamo una banda di tecnocrati», aveva detto Juncker. «Il tempo dei diktat è finito», aveva ribattuto Matteo Renzi.
Contribuiscono ad alimentare la tensione i dati, attesi per oggi, delle previsioni di autunno della Commissione: la crescita del Pil scende allo 0,9 per cento rispetto all’1 del governo e il rapporto deficit-Pil sale al 2,4 per cento rispetto al 2,3 del governo.
Al nostro ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è toccato così il compito di riannodare la trattativa, complice una trascrizione ufficiale da parte della Commissione dell’intervento a braccio di Juncker dal quale è scomparso il dato «incriminato » della giornata di lunedì: la valutazione di Bruxelles delle spese per sisma e migranti limitata allo 0,1 per cento del Pil, contro la nota richiesta di uno «sconto» di 0,4 punti avanzata dall’Italia. La circostanza non è sfuggita a Padoan il quale ha osservato che i numeri citati da Juncker «non tornavano e dunque li hanno corretti». Chiuso l’incidente? Dalla Commissione ieri sono giunti segnali di distensione: «Non lasceremo sola l’Italia, le azioni sono più eloquenti delle parole», ha mandato a dire Juncker attraverso la sua portavoce. A corollario gli incontri di Padoan con Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici: il «dialogo continua », ha rassicurato il nostro ministro. Segnali positivi anche da parte dello stesso Dombrovskis, considerato un «falco», che ieri al termine dell’Ecofin ha detto, riferendosi al vertice con Padoan, che Bruxelles «terrà conto» dei colloqui quando, la prossima settimana, formulerà il giudizio. Al termine della giornata anche Renzi attenua i toni e torna a citare San Benedetto da Norcia patrono d’Europa: «Rimettere a posto la basilica è un modo più concreto per ricostruire l’Europa».
Il dossier più intricato, come è emerso nelle ultime quarantotto ore, riguarda le spese per il terremoto che peraltro continua ad affliggere il Centro Italia. La nostra richiesta complessiva è di 6,2 miliardi che da sola rappresenta quasi 0,4 punti di Pil: di questi 2,8 sono per la ricostruzione, sono una tantum, e stanno già fuori dal saldo in quanto dipendono da eventi catastrofici ed eccezionali. L’Italia tuttavia aggiunge una richiesta di flessibilità dello 0,2 di Pil, pari a 3,4 miliardi di interventi «preventivi» per mettere in sicurezza gli edifici e il territorio del paese: si tratta dei 600 milioni per la prevenzione antisismica, dei 2 miliardi per gli incentivi fiscali per la ristrutturazione e degli 800 milioni tra cui figurano le scuole cui fa spesso riferimento Renzi. Qui la Commissione pone dubbi e ostacoli perché è orientata ad ammettere solo le spese di carattere preventivo legate agli eventi nelle zone calamitate e non all’intero territorio del Paese. Alla partita poi si aggiungono le richieste dell’Italia di ulteriore flessibilità per migranti (anche in questo caso ci sono divergenze), per gli investimenti e quelle legate all’attuazione delle riforme strutturali.

Roberto Petrini

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