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Bruxelles tratta con l’Italia le condizioni per il piano di sostegno alle banche

BRUXELLES.
Sono tre “i” al centro dei colloqui informali tra governo e autorità europee per prepararsi a fronteggiare un eventuale crollo delle banche sull’onda della Brexit. Mentre il governo rassicura i risparmiatori e afferma che non c’è allo studio nessun piano d’emergenza, da Bruxelles arriva la conferma di contatti sottotraccia con il ministero dell’Economia per prepararsi ad un eventuale scenario di rischio. E le trattative in corso riguardano l’articolo 32.4, lettera “d” punti “i”, “ii” e “iii” della direttiva sulle risoluzioni bancarie, detta anche Brrd o direttiva sul bail in. E’ proprio la temuta norma europea entrata in vigore a inizio 2016 che ha costretto i risparmiatori a soffrire le perdite delle quattro banche italiane saltate, tra cui Banca Etruria, a prevedere alcune deroghe al divieto di salvataggi pubblici degli istituti di credito. Ma la trattativa non è semplice.
La giornata di ieri si è aperta con Matteo Renzi, a Bruxelles per il summit europeo chiamato a reagire al Leave di Londra, che ha affermato: «Le banche italiane sono molto solide e siamo pronti a fare tutto il necessario per salvaguardare la sicurezza dei clienti. Non c’è chissà quale trattativa (con la Ue, ndr), stiamo discutendo e affronteremo eventuali emergenze ma i cittadini siano consapevoli che non c’è alcun rischio per i loro risparmi». Quindi il viceministro all’Economia Enrico Zanetti, anch’egli a Bruxelles per la riunione dei liberali europei, partito di riferimento di Scelta Civica in Europa, ha affermato che «non esistono piani e non è detto siano necessari». La linea del governo viene riassunta così dal Tesoro, con la premessa che le fluttuazioni sui mercati di questi giorni sono ritenute fisiologiche dopo il Brexit e al momento non allarmanti: «Non ci sono piani, ma ci stiamo preparando a intervenire se sarà necessario ». E per dare sostegno alla posizione italiana, da qualche giorno ha ripreso a ricordare che in passato le banche di Francia e Germania sono state salvate con soldi pubblici.
Eventualità che ieri è sembrata allontanarsi un po’, grazie al rimbalzo delle Borse europee dopo i tracolli a valle del Brexit. Maglia rosa per Milano, con il Ftse Mib che ha guadagnato il 3,30%, anche se il passivo da inizio anno per Piazza Affari resta pesante (-25%), in particolare per le banche (-55%). Parigi ha ripreso il 2,61%, Londra il 2,64% e Francoforte l’1,93%. E regge lo spread tra Btp e Bund, che anche grazie alla Bce ieri ha chiuso a 152 punti base. In questo contesto, per la prima volta la Commissione ha ammesso i contatti con il governo per prepararsi ad un eventuale tracollo. «Stiamo monitorando gli sviluppi del mercato Ue, Italia compresa», ha affermato il portavoce di Margrethe Vestager, responsabile per gli Aiuti di Stato. Quindi è stato lo stesso vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Vladis Dombroskis, a spiegare che «stiamo monitorando da vicino la situazione del settore bancario italiano, siamo in stretto contatto con le autorità italiane per ciò che riguarda i possibili passi: ci sono diverse modalità d’azione possibili che sono in corso di discussione».
Fonti europee direttamente al lavoro sul dossier bancario spiegano che le parole del premier Matteo Renzi, per il quale l’Italia non chiede di cambiare le regole Ue ma si muove al loro interno, guardano proprio all’articolo 32.4 della Brrd. Alla lettera d afferma che nel caso in cui un governo sia chiamato «a rimediare a una grave perturbazione dell’economia e preservare la stabilità finanziaria» può provvedere a «un sostegno finanziario pubblico straordinario». Insomma, nel caso di circostanze eccezionali, come la Brexit (almeno secondo Roma). Gli aiuti pubblici possono essere «cautelativi, temporanei e proporzionati per rimediare alle conseguenze della grave perturbazione senza essere utilizzati per compensare perdite che l’ente ha accusato o rischia di accusare». Per questo negli scorsi giorni si è parlato di una deroga ai salvataggi pubblici per sei mesi che per l’Italia potrebbe costare fino a 40 miliardi. Soldi che, per inciso, Roma chiede a Bruxelles di scomputare dal calcolo dei parametri di Maastricht per evitare di incappare in eventuali sanzioni sui conti. Le vie per il salvataggio che il governo sta esaminando con Bruxelles sono descritte nelle righe successive dell’articolo 32, appunto le lettere “i”, “ii” e “iii”. Prevedono la possibilità per uno Stato di procedere con un «sostegno degli strumenti di liquidità forniti da banche centrali alle condizioni da esse applicate» oppure «una garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione» o infine «un’iniezione di fondi propri o l’acquisto di strumenti di capitale a prezzi e condizioni che non conferiscono un vantaggio».
Se gli sherpa al lavoro sul dossier sono pronti a scommettere che una soluzione con Bruxelles può essere trovata «in tempi brevi », molti dettagli restano da chiarire, come l’opportunità di fornire la deroga al divieto di aiuti di Stato a tutti i paesi europei, così chiede Roma, per evitare che l’Italia sia l’unica nazione a beneficiare della norma rischiando di indebolirsi politicamente nello scacchiere europeo.
Alberto D’Argenio
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