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Bruxelles stringe le maglie sugli accordi fiscali di favore

L’Europa passa alle maniere dure. Nel semestre di presidenza lussemburghese del Consiglio dell’Unione europea, i membri dell’Ecofin hanno raggiunto uno storico accordo sullo scambio automatico di informazioni sui tax ruling. Un primo segnale chiaro nella lotta all’elusione fiscale perpetrata dalle grandi imprese che sembra indirizzare concretamente l’Europa nella direzione della tolleranza zero tracciata dall’Ocse. E il primo a farne le spese è stato proprio il Granducato che ha ricevuto nei giorni scorsi un’ammonizione da Bruxelles per aver elargito a un mostro sacro dell’industria europea come il ramo finanziario di Fiat (Fiat finance and trade) favori fiscali incompatibili con le norme Ue sugli aiuti di stato. «A seguito di indagini approfondite, avviate nel giugno 2014, la Commissione è giunta alla conclusione che il Lussemburgo ha concesso vantaggi fiscali selettivi alla società di finanziamento di Fiat, e i Paesi Bassi alla società di torrefazione del caffè di Starbucks. In entrambi i casi, un ruling fiscale emesso dall’autorità tributaria nazionale ha ridotto artificiosamente le imposte a carico delle società», hanno spiegato da Bruxelles dove si sta già lavorando ad altre due indagini, una nei confronti di Amazon in Irlanda e l’altra rivolta verso Apple, sempre in Lussemburgo. Se è vero, tuttavia, che i ruling fiscali sono strumenti perfettamente legali, i due accordi fiscali finiti nel mirino della Commissione avrebbero avallato metodi complessi e artificiosi allo scopo di determinare gli utili imponibili delle imprese senza riflettere la realtà economica. In particolare, i due accordi fiscali avrebbero fissato prezzi per la vendita di beni e servizi tra società dello stesso gruppo (prezzi di trasferimento) che non corrispondevano alle condizioni di mercato. Di conseguenza, la maggior parte degli utili generati dalla società di torrefazione del caffè di Starbucks venivano trasferiti all’estero, per di più in paesi senza tassazione, mentre la società di finanziamento di Fiat sottostimava gli utili da assoggettare a imposta.

«Si tratta di una pratica illegale ai sensi delle norme comunitarie sugli aiuti di stato», hanno sottolineato gli esperti della Commissione secondo cui i ruling fiscali non possono servirsi di metodologie, per quanto complesse, per fissare prezzi di trasferimento economicamente non giustificabili e che trasferiscono indebitamente gli utili per ridurre le tasse a carico di una data società. Così facendo, infatti, si concede un vantaggio concorrenziale sleale a determinate imprese a discapito di altre (soprattutto le imprese di dimensioni medio-piccole) che sono tassate in base ai loro utili effettivi perché pagano prezzi di mercato per i beni e i servizi di cui si avvalgono.

Risultato, Bruxelles ha ingiunto al Lussemburgo e ai Paesi Bassi di recuperare le tasse non versate da Fiat e Starbucks al fine di eliminare il vantaggio concorrenziale indebito concesso e ripristinare la parità di trattamento con altre imprese in situazioni analoghe. «Gli importi da recuperare ammontano ad almeno 20 milioni di euro per ciascuna impresa», hanno fatto sapere dalla Commissione secondo cui le imposte effettivamente pagate dalle due società si sono attestate tra i 400 mila e i 600 mila euro. «Inoltre, le due società non godranno più del trattamento fiscale favorevole accordato grazie ai ruling fiscali in questione». Ma come fare a calcolare il valore del beneficio effettivamente goduto dalle due società? La metodologia indicata da Bruxelles per calcolare il vantaggio concorrenziale indebito concesso a Fiat e a Starbucks, corrisponde alla differenza fra le imposte effettivamente versate e quelle che sarebbero state versate senza i ruling fiscali. Importo pari ad almeno 20-30 milioni di euro per sia per Fiat che per Starbucks. Anche se l’ammontare esatto delle tasse da recuperare dovrà essere determinato dalle autorità fiscali lussemburghesi e olandesi sulla base della metodologia stabilita dalla Commissione nelle due decisioni. Le accuse mosse da Bruxelles al Lussemburgo sono state rispedite immediatamente al mittente da parte del governo del Granducato. «Il Lussemburgo prende atto che la Commissione ha utilizzato criteri inediti per stabilire l’effettiva presenza di aiuto di stato. In particolare, la Commissione non dimostra in alcun modo l’esistenza di un vantaggio selettivo concesso a Fiat finance and trade nell’ambito del quadro giuridico nazionale. Riteniamo di non aver concesso alla società un aiuto di stato incompatibile con il mercato interno, ai sensi del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Rispettiamo le norme internazionali, in particolare quelle relative al principio della libera concorrenza (arm’s length principle) applicabili in materia di prezzi di trasferimento, come anche le norme in materia di aiuti di stato», hanno dichiarato le autorità lussemburghesi che avranno adesso due mesi di tempo per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati dalla Commissione.

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