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Bruxelles stringe i tempi sul mercato unico dei capitali

È iniziato ieri il tentativo della Commissione europea di creare entro il 2019 una unione dei mercati dei capitali in Europa. Il progetto – che riprende una iniziativa di una decina di anni fa – ha come obiettivo di ridurre la frammentazione tra i mercati nazionali, eliminare ostacoli normativi, e in ultima analisi rafforzare il finanziamento delle imprese. Osservatori hanno fatto ieri i primi commenti, criticando tra le altre cose l’accento messo sulle cartolarizzazioni.
«L’economia europea è più vulnerabile di altre perché il finanziamento avviene attraverso le banche» ha detto il commissario agli affari finanziari, l’inglese Jonathan Hill. «Con l’unione dei mercati dei capitali, il nostro obiettivo è di migliorare la rete di finanziamento. Dobbiamo sbloccare la liquidità che è abbondante, ma attualmente congelata». La Commissione ha quindi inaugurato ieri un periodo di tre mesi in cui consulterà protagonisti politici e finanziari.
In una conferenza stampa ieri qui a Bruxelles, Hill ha sottolineato che la nascita di una unione dei mercati dei capitali non avverrà dall’oggi al domani. «Richiederà tempo, l’intera vita di questa Commissione», ha precisato, ricordando che l’esecutivo comunitario è in carica per cinque anni. Due aspetti sono stati individuati in molto particolare e faranno oggetto di una consultazione specifica: la direttiva sui prospetti di borsa, e il processo di cartolarizzazione.
Sui prospetti di borsa, l’obiettivo di Bruxelles è di diminuire i costi delle emissioni azionarie e ridurre i passaggi amministrativi. Secondo i dati pubblicati ieri, la capitalizzazione di borsa in Europa è particolarmente bassa rispetto alla concorrenza, pari al 64,5% del prodotto interno lordo del 2013, rispetto al 138% degli Stati Uniti, al 94% del Giappone, e addirittura al 74% della Cina, paese guidato dal Partito comunista cinese. Anche le differenze tra i paesi europei sono evidenti.
La capitalizzazione di borsa è pari al 35% del Pil in Italia, all’81% del Pil in Francia, e al 51% del Pil in Germania, paese anch’esso come l’Italia con un importante tessuto di piccole e medie imprese famigliari. Sempre secondo la Commissione europea, nel 2013, il 35% delle piccole e medie imprese non hanno ricevuto il prestito bancario richiesto. In questo contesto, Hill vuole anche ridare slancio al processo di cartolarizzazione, senza cadere negli eccessi che provocarono lo sconquasso finanziario, ha precisato.
A beneficiare di una unione dei mercati dei capitali dovrebbero essere anche gli investitori. Attualmente, il 94% degli europei ammette di non avere mai acquistato prodotti finanziari al di fuori del suo paese. Tra i primi commenti, Finance Watch criticava ieri la scelta di ridare slancio al processo di cartolarizzazione, per il ruolo avuto nella crisi; mentre in un rapporto Karel Lannoo, analista del centro-studi CEPS, metteva invece l’accento sulla necessità di uniformare regolamentazione e vigilanza.

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