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A Bruxelles si tratta sugli importi Il precedente dei 654 miliardi di aiuti per le banche tedesche

L’allentamento dei freni della Germania ha trasferito ottimismo nella trattativa in corso tra l’Italia e la Commissione europea sui salvataggi bancari, che presenta uno dei nodi principali nella definizione degli importi degli strumenti preventivi per aiutare Montepaschi o altri istituti nazionali in caso di necessità. Dopo le aperture politiche della cancelliera tedesca Angela Merkel e del suo ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble, sono arrivate anche quelle di autorevoli tecnici.

«La direttiva sulla risoluzione bancaria fornisce margini per alcune soluzioni quando si parla di ricapitalizzazione precauzionale, che è prevista nelle regole», ha affermato nell’Europarlamento di Bruxelles la numero uno del Single resolution board Ue, la tedesca Elke Koenig. Il consigliere della banca centrale tedesca Bundesbank,Andreas Dombret, in una intervista ha detto che «non vede» l’esigenza di salvataggi con le nuove regole del «bail in» nelle banche italiane. La presenza a Roma per incontri Antritrust del direttore generale della Concorrenza Ue, il tedesco Johannes Laitenberger, ha fatto perfino ipotizzare una accelerazione della Commissione europea.

La disponibilità della Germania scaturirebbe anche dalla sua esperienza diretta nella crisi finanziaria iniziata nel 2008, che fu affrontata da Berlino e altri Paesi stanziando aiuti di Stato enormi per i salvataggi bancari. Secondo la Commissione europea, tra il 2008 e il 2014, la Germania avrebbe messo a disposizione delle sue banche a rischio di tracollo ben 654,7 miliardi di euro (per ricapitalizzazioni, garanzie e copertura dei crediti deteriorati). Il Regno Unito impiegò 767,1 miliardi. Seguono Irlanda (564,8 miliardi), Spagna (544,2), Francia (362,4), Belgio (347,8) e Olanda (323,3 miliardi). L’Italia si fermò a 102 miliardi. Tutta l’Ue a 28 raggiunse 4.884 miliardi.

Padoan, nella trattativa con Bruxelles, ha insistito sull’efficacia preventiva delle misure richieste, che verrebbero usate solo se necessario (e preferibilmente mai). Durante la crisi la Germania elargì effettivamente a banche nazionali 283,9 miliardi, meno della metà dello stanziamento pubblico: grazie anche all’aiuto dell’Ue, che convinse gli Stati membri ad accollarsi maxi esposizioni soprattutto di banche tedesche e francesi in Grecia e in altri Paesi a rischio. Il Regno Unito spese 332 miliardi, superato dall’Irlanda (350,6), sottoposta a piano di salvataggio europeo come la Spagna, che salvò le sue banche con 186,1 miliardi. L’Italia, secondo la Commissione, si fermò a 93,7 miliardi.

L’irritazione dei contribuenti tedeschi, britannici, irlandesi o spagnoli — per gli esborsi ai banchieri incapaci — portò alle nuove regole Ue del «bail in», che ora trasferiscono le perdite bancarie sui privati.

Ivo Caizzi

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