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A Bruxelles si tratta sugli aiuti di Stato Roma vuole salvare tutti gli obbligazionisti

Salvare Montepaschi entro luglio con le regole europee. Governo italiano e Commissione europea stanno trattando da tempo lontano dai riflettori. Un negoziato complicatissimo ma non senza una via d’uscita per evitare il fallimento del Monte. L’allarme era già scattato prima della lettera con cui la Banca centrale europea chiede a Siena si smaltire 10 miliardi di sofferenze. La più antica banca del mondo ha di nuovo bisogno di capitali per sopravvivere, l’ombrello di 150 miliardi a garanzia della liquidità non serve a questo scopo. D’altra parte la protezione concessa da Bruxelles non potrà neppure scattare nel caso Mps non superi (ipotesi assai probabile) lo stress test dell’autorità bancaria europea (Eba) in agenda il 29 luglio. Eppure è proprio qui la possibile soluzione: si chiama “ricapitalizzazione preventiva”. Non esattamente un’operazione di mercato, come il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dice di preferire; ma nemmeno una violazione delle norme europee, come secondo il Financial Times (smentito da Palazzo Chigi) avrebbe in mente il governo italiano. Insomma, se il test di fine mese appurerà la carenza di capitale nel Montepaschi di fronte a uno scenario economico avverso, il governo potrà intervenire, iniettando risorse ed evitando che la banca entri in regime di risoluzione. Che questa possa essere la strada l’ha confermato ieri indirettamente il portavoce dell’Antitrust europeo, Ricardo Cardoso: «Sulla base di diversi precedenti, c’è un certo numero di soluzioni che possono essere seguite che sarebbero pienamente in linea con le regole dell’Ue per affrontare carenze di liquidità o di capitale nelle banche, senza effetti avversi per gli investitori retail».
Secondo le regole europee in vigore la “ricapitalizzazione preventiva” prevede comunque una condivisione del sacrificio economico: sarebbero chiamati a contribuire sia gli azionisti della banca salvata, sia gli obbligazionisti che detengono bond di tipo “junior”. Il governo italiano punterebbe invece a tutelare tutti gli obbligazionisti, senza distinzione tra chi ha bond “junior” e “senior”. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di tutelare solo i piccoli risparmiatori, coinvolgendo invece nello sforzo economico gli investitori istituzionali che hanno comprato le obbligazioni.
Un appoggio alla via pubblica è arrivato da Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di supervisione della Bce, il quale ha ricordato il ruolo «fondamentale » del sostegno pubblico alle banche, presente anche in altre giurisdizioni come gli Usa: aiuti pubblici da usare «non più del necessario ma neanche meno ».
Partita non semplice, dunque, quella sul credito. Renzi ha bisogno di togliere dal campo il prima possibile (anche in vista del referendum costituzionale d’autunno) il “caso banche”, soprattutto il “caso Mps”, un tempo la “banca rossa”. «Noi salviamo i correntisti, non i banchieri», ha detto ieri (da segretario del partito) alla Direzione del Pd. «Non abbiamo fatto sconti a nessuno e spiace che anche alcuni di noi scadano in uno storytelling molto Cinque Stelle, francamente indecente ». Altri sono i nemici in Europa. Innanzitutto la Germania. Berlino ha salvato a suo tempo le sue di banche, oggi teme che Paesi fortemente indebitati come il nostro possano approfittare della Brexit per non rispettare più le regole e vuole un’integrazione a più velocità e il rafforzamento dei rapporti intergovernativi. L’opposto della strategia italiana che ricerca (non solo per le banche) la sponda della Commissione. «Le banche — spiegano fonti del governo — non sono il tema centrale. Dobbiamo rilanciare l’Europa nei prossimi sei mesi. I temi sono altri: gli investimenti, la sicurezza, la difesa, la migrazione, il commercio. Questioni comunitarie, non intergovernative ». L’Italia vuole che gli investimenti incrementali siano considerati fuori dal Patto di Stabilità per i prossimi tre anni. La Germania teme che sia solo debito incrementale.

Roberto Mania

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