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E Bruxelles si prepara a promuovere manovrina e conti pubblici italiani

L’Italia entra nella settimana europea decisiva per i suoi conti pubblici con ottimismo: salvo soprese Bruxelles promuoverà le finanze di Roma, non ci saranno procedure a carico del Paese e sarà tutto rinviato all’autunno, con la Legge di bilancio 2018. Oggi la Commissione europea pubblica le previsioni economiche di primavera. La prossima settimana, mercoledì, il giudizio finale su deficit e debito e le raccomandazioni Ue sull’economia di ogni Paese dell’Unione. Una serie di appuntamenti che dopo la correzione da 3,4 miliardi messa in campo ad aprile dal governo, come chiesto da Bruxelles, non fa più paura a Palazzo Chigi e al Tesoro.
I numeri che saranno pubblicati oggi dalla Commissione confermeranno che la manovrina ha aggiustato il deficit dello 0,2% (portandolo al 2,2%) e che il debito inizia a stabilizzarsi. Anche le stime sull’andamento della crescita non saranno troppo diverse da quelle del governo, con una previsione che si posizionerà intorno all’1% per il 2017 e il 2018. Oltretutto la decisione sul via libera ai conti italiani è tutta politica ed è stata presa dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, e dal responsabile agli Affari economici, Pierre Moscovici, già da qualche settimana.
Dunque Roma non dovrebbe essere sottoposta alla procedura per deficit e debito, un commissariamento Ue che avrebbe scatenato i mercati. Così come non dovrebbe essere attivata la procedura per squilibri macroeconomici, dettati sempre dall’alto livello del debito e dalla scarsa competitività del Paese. Nelle ultime settimane i funzionari della Commissione hanno anche risolto il problema degli investimenti 2016: lo scorso anno 3,5 miliardi all’interno dei 19 di flessibilità erano stati concessi in cambio di un aumento degli investimenti pubblici, che però sono risultati in diminuzione rispetto al 2015. Fatto che avrebbe potuto portare alla revoca del bonus sul risanamento facendo crollare tutto il castello dei conti condannando l’Italia alla procedura. L’escamotage trovato da Bruxelles per evitare il peggio consiste nel non sottrarre tutta la flessibilità per gli investimenti 2016, ma solo una frazione pari agli investimenti effettivamente mancanti. Ora la partita si sposta all’autunno. Nella finanziaria 2018 di partenza Roma dovrà fare un aggiustamento dei conti pari allo 0,6% del Pil, ma il governo lavora ad un’alleanza per cambiare i parametri Ue che portano al calcolo dello target e dimezzare la manovra.

Alberto D’Argenio

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