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Bruxelles: sì alla leva per il fondo salva-Stati

di Beda Romano

L'Eurogruppo ha iniziato ieri a dibattere di un nuovo rafforzamento del fondo di stabilità Efsf, dopo quello deciso in luglio. La discussione si intreccia con la trattativa sulle modalità di funzionamento del salvagente finanziario. Sul fronte greco, i ministri hanno esortato Atene a nuove misure per raggiungere gli obiettivi relativi al 2013-2014.

In una conferenza stampa a tarda notte, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha detto che i ministri hanno accolto positivamente «le nuove misure» presentate dal governo greco per il 2011-2012. Con l'occasione, l'Eurogruppo ha però spiegato che «nuovi sforzi» saranno probabilmente necessari nel 2013-2014.

Juncker ha messo l'accento sulla necessità non solo di tagliare il deficit ma anche di introdurre nuove liberalizzazioni e privatizzazioni. Nel contempo, il premier lussemburghese ha però assicurato che la Grecia «potrà far fronte» nelle prossime settimane ai suoi obblighi finanziari, aprendo la porta all'atteso esborso di una sesta tranche di aiuti.

Proprio a questo riguardo il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha confermato che la Finlandia è riuscita a strappare un accordo con la Grecia per ricevere un collaterale in cambio di nuovi aiuti finlandesi (si veda Il Sole-24 Ore di venerdì). Oltre alla questione greca, l'Eurogruppo ieri sera si è occupato anche del futuro del fondo di stabilità.

«Stiamo esaminando le opzioni per aumentare la force de frappe dell'Efsf per utilizzarlo al massimo delle sue capacità e di renderlo più efficace per contenere il contagio sui mercati», ha spiegato lo stesso Rehn alla fine di una riunione dei ministri finanziari della zona euro in Lussemburgo durata oltre sei ore.

Dal canto suo, il ministro delle finanze spagnolo Elena Salgado ha parlato della necessità di dare al fondo «maggiore capacità». Ha aggiunto il suo omologo belga Didier Reynders, in questi giorni alle prese con le gravissime difficoltà della banca Dexia: «Spero convinceremo alcuni dei nostri colleghi ad andare avanti nel rafforzare le capacità dell'Efsf».

La discussione è solo agli inizi. Dopo il voto del Bundestag, che mercoledì scorso ha approvato la riforma dell'Efsf decisa il 21 luglio, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha optato per una posizione mediana: ha respinto l'idea di un aumento del capitale del fondo (appena portato a 440 miliardi), ma non ha escluso la possibilità di un suo potenziamento.

In questo momento, la Germania vuole prima di tutto che il nuovo Efsf venga approvato da tutti i diciassette paesi della zona euro. Due stati membri mancano all'appello: l'Olanda e la Slovacchia. Quest'ultimo preoccupa l'Eurogruppo: un partito al governo ha minacciato la bocciatura in parlamento.

La partita su un rafforzamento del patrimonio del nuovo Efsf, ritenuto ormai indispensabile, è alle prime battute, tanto più che ieri sera i ministri – che hanno dato il benestare alla nomina di Jörg Asmussen nel comitato esecutivo della Bce al posto di Jürgen Stark – hanno discusso animatamente delle modalità di utilizzo del fondo nella versione decisa il 21 luglio.

Le trattative sono particolarmente ostiche. I tecnici sono alla disperata ricerca di soluzioni che permettano di conciliare posizioni politiche molto diverse tra loro. L'Eurogruppo deve trovare compromessi sul modo di concedere linee di credito precauzionali ai paesi in difficoltà, di aiutare le banche in crisi e di acquistare debito pubblico sui mercati.

Su quest'ultimo punto, il braccio di ferro riguarda la tempestività e la flessibilità degli acquisti, in particolare se introdurre differenze tra mercato primario e mercato secondario e se inserire tetti massimi tra paesi o invece limiti più generali. Tra gli altri, la Germania si oppone agli acquisti sul primario.

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