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Bruxelles rinvia all’Italia le decisioni sul nucleare

di Federico Rendina

Antinuclearisti insoddisfatti persino del dietro front governativo sul ritorno all'atomo. E ad agitare le acque della tormentata ricerca di una politica energetica ecco le nuove bordate sulla bozza "definitiva" del decreto che ridimensiona gli incentivi per il solare fotovoltaico.

No dagli imprenditori energivori, che giudicano il ridimensionamento troppo timido, e quindi ancora troppo oneroso. No dalle associazioni ambientaliste unite agli imprenditori del settore (ieri di nuovo in piazza, a Roma, con i loro operai) che invece protestano per un taglio che stronca – dicono – l'energia verde. E una ulteriore dilazione dei tempi del decreto sul "quarto conto energia" (che deve essere comunque varato entro fine mese) è imposta dalla Conferenza Stato-Regioni, che sposa molte tesi degli operatori, chiede di allargare di nuovo i cordoni dei sussidi, lamenta l'«insufficiente coinvolgimento» e annuncia un rinvio di una settimana del suo parere formale, che doveva arrivare ieri.

Due fronti e due assedi per la peraltro timida politica energetica (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). Il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, ha ripetuto in Senato le tesi esposte in un'intervista al nostro giornale, ma con qualche immediata delusione. Lo stop alle norme sulle nuove centrali nucleari, che ieri ha incassato il primo sì con l'esame del Senato al decreto "omnibus", neutralizza – dice il ministro – il referendum, che dunque non si farà. Il quadro di "compatibilità" con il nucleare sarà intanto un affare comune di tutti i paesi Ue «per stabilire le procedure standard e i nuovi criteri», insiste Romani. Che ieri è stato però gelato direttamente dal commissario Ue per l'Energia, Gunther Oettinger. La Ue – ribatte Oettinger – non è competente sulle scelte dei governi sul nucleare. «Il mix energetico – precisa – è una competenza nazionale» e «sta interamente agli stati membri decidere se avere il nucleare o meno». «Noi – aggiunge – stiamo attualmente sviluppando gli stress test per gli impianti nucleari esistenti nell'Unione europea. Saranno finalizzati in maggio e dovrebbero cominciare a partire da giugno».

Il messaggio è chiaro: sulla capacità, o incapacità, di scegliere il nucleare l'Italia se la deve cavare da sola, senza usare presunte responsabilità (o alibi) di matrice europea.

Va detto che a prendere le distanze da ogni possibile tentazione neo-nuclearista sono nel frattempo plotoni di esponenti della stessa maggioranza. Il governatore Pdl del Lazio, Renata Polverini, esulta e auspica che lo stop del Governo metta «la parole fine» all'atomo elettrico. Un altro Governatore Pdl, Ugo Cappellacci (Sardegna) vorrebbe persino che sopravvivesse il referendum, per andare di persona a votare contro l'atomo. E anche Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, fa sapere di essere sempre stata contraria (finora «discretamente») al nucleare, e auspica «un piano energetico che consenta all'Italia di primeggiare nelle rinnovabili».

Rinnovabili? Sarà comunque duro trovare quella mediazione «condivisa» appena pronosticata da Romani. Tagli agli incentivi del tutto insufficienti, incalzano gli energivori. Agostino Conte, vicepresidente del Comitato Energia di Confindustria, è «deluso e perplesso» per le affermazioni di Romani nell'intervista al nostro giornale. La "mediazione" annunciata? «Inaccettabile». «Il tendenziale previsto per tutte le fonti rinnovabili sarebbe stato – incalza Conte – di 10 miliardi: non comprendiamo come possa essere equilibrata una soluzione che destina 7 miliardi al solo fotovoltaico». Un «colpo micidiale all'intero apparato industriale italiano», che «con grande sforzo, aveva detto di poter condividere un costo non superiore a 5-6 miliardi». Analogo il richiamo di Federacciai: si va così verso «aumenti insostenibili» sui costi dell'elettricità, con «significative ripercussioni sulla competitività».

Una riflessione, ma di valenza opposta, è intanto chiesta da molte delle associazioni degli operatori e anche dalla Conferenza Stato-Regioni. Niente tutela dei diritti acquisiti, rischio blocco con stop dei finanziamenti, nuove incertezze e ritardi procedurali. È la lista delle doglianze contenuta nella lettera inviata ieri al presidente della conferenza delle regioni Vasco Errani, prima del suo confronto con il Governo, dalle associazioni del fotovoltaico (Assosolare, che preannuncia un ricorso alla Corte Costituzionale, oltre a Aper, Assoenergie, Gifi, Rives).

Le associazioni lamentano in particolare l'«assenza di qualsiasi meccanismo di tutela dei diritti acquisiti» e riguardo al regime transitorio 2011-12 l'«introduzione di meccanismi che comporteranno il blocco del settore per la non finanziabilità degli impianti». Ciò a causa «dell'introduzione di limiti annui rigidi e di un registro preventivo (l'obbligo di presentare i progetti al Gse che ha tempo fino a settembre per rispondere, comprimendo i tempo per realizzare gli impianti nell'anno, ndr) che determineranno speculazioni, incertezze ed extra costi dovuti anche all'incremento della burocrazia».

 

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