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Bruxelles, ricorso in extremis contro la sentenza Tercas

La Commissione europea ha annunciato ieri di avere fatto appello contro la sentenza di primo grado con la quale la Corte europea di Giustizia ha respinto la decisione comunitaria relativa alla vicenda della Banca Tercas. La decisione, che fa capo alla commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, è giunta dopo lunghe discussioni interne e all’ultimo minuto, poiché proprio ieri scadeva il termine entro cui Bruxelles doveva decidere se fare appello o meno.

Con una decisione clamorosa, la magistratura comunitaria aveva respinto in marzo la decisione con la quale la Commissione europea aveva vietato nel 2015 l’uso del Fondo interbancario di tutela dei depositi nel salvataggio di Tercas (si veda Il Sole 24 Ore del 20 marzo). In quella occasione, la Commissione europea aveva ritenuto che il fondo agisse in quanto lunga mano del governo e quindi aveva definito l’operazione un illegittimo aiuto di Stato.

«In particolare – ha spiegato un portavoce dell’esecutivo comunitario – la Commissione vuole ottenere dalla Corte chiarimenti sulle circostanze nelle quali misure possono essere imputate allo Stato (…). Nella sua sentenza la magistratura comunitaria sembra prendere le distanze dagli standard determinati dalla legge in oggetto. Questi chiarimenti saranno utili alla Commissione quando si tratterà di applicare le regole sugli aiuti di Stato a proposito di entità private con un mandato pubblico».

La sentenza Tercas è delicata perché, come spiegò a suo tempo il presidente del Consiglio europeo di Vigilanza bancaria Andrea Enria, «apre nuove strade nella gestione delle crisi bancarie». Alcuni esperti comunitari ritengono che la Commissione abbia commesso un errore nel valutare il caso Tercas e di non avere sufficientemente argomentato la sua tesi. Nel leggere la sentenza emerge in fondo che il divieto di un aiuto deve essere sufficientemente motivato e tale onere spetta a Bruxelles.

È da notare che una sentenza d’appello, quale essa sia, avrà un maggiore impatto giurisprudenziale di una sentenza di primo grado. Esponenti del governo italiano hanno anticipato che l’Italia intende fare ricorso per ottenere un risarcimento-danni. Il ricorrente deve dimostrare «l’illegittimità dell’atto», «l’esistenza del danno», e «il nesso causale tra l’uno e l’altro». I giudici europei prenderanno una eventuale decisione una volta che la sentenza sarà passata in giudicato.

La partita Tercas è solo una delle tante occasioni che in questi anni hanno visto Bruxelles e Roma su sponde opposte.

La crisi finanziaria, economica e debitoria ha comportato un forte aumento dei crediti inesigibili e un improvviso indebolimento di alcune banche italiane. Nel 2015, sono state ristrutturate quattro banche regionali. Nel 2017, sono state liquidate due altre banche regionali, mentre il Monte dei Paschi di Siena è stato oggetto di ricapitalizzazione precauzionale.

In questi anni, il confronto tra la Commissione europea e il governo italiano è stato particolarmente acceso anche perché nuove regole comunitarie impongono che l’uso del denaro pubblico sia possibile solo se associato alla ristrutturazione della banca e alla partecipazione alle perdite degli investitori. Dietro al caso Tercas si nasconde quindi una diatriba di sostanza che va ben oltre la vicenda della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo.

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