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Bruxelles respinge la proposta di Atene trattativa in alto mare. Ossigeno da Draghi

Angela Merkel, Francois Hollande e Alexis Tsipras provano a riportare in carreggiata i negoziati tra la Grecia e i creditori. Il premier ellenico, la Cancelliera e il presidente francese si sono incontrati nella tarda serata di ieri a Bruxelles a margine del summit Ue-America Latina, al termine di una giornata in cui il barometro delle trattative per evitare il default è tornato all’improvviso sul brutto tempo. E con Standard & Poor’s che ha tagliato il rating della Grecia a ‘CCC’ da ‘CCC+’. L’outlook è negativo e l’agenzia prevede, in assenza di un accordo, il default entro 12 mesi. Le sette pagine di proposta di compromesso spedite lunedì sera dal Partenone all’ex Troika sono state infatti rispedite al mittente: «Non riflettono le ultime discussioni tra Tsipras, Juncker e Moscovici – ha detto un portavoce della Commissione – . Per arrivare a un’intesa finale la palla è chiaramente nel campo di Atene».
I piccoli passi avanti verso Ue, Bce e Fmi contenuti nella bozza – l’obiettivo di avanzo primario alzato a 0,75% e un aumento a 1,4 miliardi (contro gli 1,8 RIchiesti) del gettito garantito dalla riforma dell’Iva – non sono bastati a convincere Bruxelles. E l’Europa, irritata dagli
stop and go di Tsipras, ha irrigidito la sua posizione per non farsi trascinare in un estenuante tiro alla fune fino al 30 giugno, data in cui scadrà il piano di aiuti. «L’obiettivo rimane quello di tenere il Paese nell’Eurozona, se c’è buona volontà una soluzione si trova», ha detto Angela Merkel. Ma vista la distanza tra le parti, la Grecia – dice l’agenzia di stato nazionale – sarebbe pronta a sparigliare il tavolo proponendo l’allungamento di nove mesi del piano di salvataggio. Una finestra temporale in cui la Ue garantirebbe nuovi fondi per tenere in piedi l’economia, utilizzando il fondo salvastati per rilevare i crediti della Bce mentre Atene adotterebbe in cambio gli obiettivi di bilancio richiesti dalla ex Troika.
Il presidente del Consiglio ellenico, comunque, ha qualche motivo per vedere la giornata di ieri come un bicchiere mezzo pieno. A regalargli un sorriso è stato di nuovo (è capitato spesso nelle ultime settimane) Mario Draghi. La Banca Centrale europea ha alzato da 80,7 a 83 miliardi le linee di emergenza per le banche elleniche. Eurotower, insomma, non stacca la spina e regala un assist preziosissimo al credito domestico, fiaccato dall’ennesima ondata di fuga di capitali. Altra nota positiva, il raffreddamento delle tensioni con Jean Claude Juncker. Il presidente della Ue – che nei giorni scorsi si era negato al telefono a Tsipras – lo ha inveceincontrato informalmente ieri a margine del summit comunitario e i due si rivedranno oggi.
L’agenzia di stampa Bloomberg, a una ventina di minuti dalla chiusura delle contrattazioni di Borsa, ha scritto che la Germania sarebbe pronta a sbloccare l’ultima tranche di aiuti in cambio di un segnale di buona volontà di Atene: nello specifico l’approvazione di almeno una delle riforme chieste dai creditori. Le indiscrezioni hanno spinto in rialzo i mercati ma in serata un portavoce di Berlino ha precisato che «proposte di questo genere le fanno solo Ue, Bce e Fmi».
La palla, come dicono a Bruxelles, è a questo punto nel campo della Grecia. E Tsipras dovrà stare attento a calibrare le prossime mosse trovando un equilibrio tra le richiese dell’ex Troika e le sue promesse elettorali. Tra le fila di Syriza, come prevedibile, serpeggia un po’ di malcontento. Qualche giorno l’ala più radicale del partito ha costretto il premier a bloccare i pagamenti al Fondo Monetario. Ieri ventidue parlamentari gli hanno scritto una lettera domandando di incardinare subito in Parlamento la legge per ripristinare i contratti collettivi, una delle “linee rosse” inaccettabili per Ue, Bce e Fmi. Per ora devono accontentarsi del varo in bozza di un documento che legalizza le unioni omosessuali.
Anche Merkel, va detto, ha le sue gatte da pelare. La “ Bild ”, mai tenera con Atene, sostiene che oltre 100 deputati della sua maggioranza sono sul piede di guerra, pronti a silurare in aula nuove concessioni ad Atene.
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