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Bruxelles rassicura i mercati. Primi 30 miliardi a Madrid

BRUXELLES — I ministri finanziari dell’Unione Europea promettono di rispettare quanto deciso 11 giorni fa, dai loro capi di Stato e di governo: dalla ricapitalizzazione diretta delle banche, all’uso del Fondo salva Stati come scudo anti-spread. Non è, non era tutto scontato, se Olli Rehn annuncia, chiudendo la riunione dell’Ecofin: «Rispettiamo le decisioni prese all’ultimo vertice Ue» del 28-29 giugno, «lavoriamo sulla loro base». Il commissario Ue agli Affari economici e finanziari richiama così, senza fare nomi, le troppe incertezze della vigilia. Le contraddizioni, i mugugni (Olanda, Finlandia), le puntualizzazioni non richieste, insomma l’eterna sensazione di provvisorietà di ogni dopo-vertice, che non placa i mercati finanziari. Ma che i passi compiuti a Bruxelles siano importanti per frenare la paura del «contagio» lo dice il prudente rialzo delle Borse (Milano +0,4%, Francoforte +0,8%) e il ritorno verso quota 460 dello spread, la famigerata differenza di rendimento fra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi. Non si parla però solo di spread, e le misure ribadite sono diverse: come il via libera ai project bond per le grandi infrastrutture, o quei 30 miliardi di aiuti che prestissimo potranno andare alla Spagna (una prima «riserva d’emergenza»).
Fra 9 giorni, il 20 luglio, un altro appuntamento straordinario, forse in videoconferenza, questa volta per i ministri finanziari della zona euro: cioè i «soci» dell’Eurogruppo che si è riunito lunedì. Vuol dire che il percorso a ostacoli continua, ma per ora, il messaggio di rassicurazione c’è, e si sente abbastanza. Per esempio, si procede sul progetto della sorveglianza bancaria rafforzata e unificata sotto l’egida della Banca centrale europea, un progetto che farà da piattaforma (la chiede a gran voce la Germania) per le misure a breve e a medio termine nell’Eurozona, dall’unione bancaria allo scudo anti-spread: l’Ecofin si chiude con la conferma, e anche questo non era scontato, che Bruxelles preparerà una proposta precisa, da discutere a settembre. Si sa, i tempi europei non sono fulminei.
Ma ai pessimisti irriducibili, Olli Rehn manda a dire: «Con l’introduzione della supervisione bancaria e dell’Esm», il Meccanismo di stabilità finanziaria ovvero il fondo salva-Stati permanente, «l’Europa romperà il circolo vizioso tra debito sovrano e debito delle banche». Si cercherà di far presto e bene, assicura il commissario europeo al Mercato interno, Michel Barnier: l’obiettivo è «implementare questa supervisione entro la fine del 2012». Il varo dell’Esm resta peraltro sospeso in attesa che la Corte Costituzionale tedesca deliberi sul ricorso contro l’adesione di Berlino a tale fondo: «Una decisione che non sarà facile», ha detto ieri il presidente della Corte. Ma l’Esm alla fine potrà intervenire direttamente sugli istituti di credito «senza bisogno di garanzie», ha detto Barnier.
L’Ecofin si chiude con una rassegna delle aree di crisi, una lunga diga puntellata qui e là. La Spagna guadagna un anno in più per ripianare il suo deficit: e una volta tamponata l’emergenza con i 30 miliardi in arrivo, non sarà abbandonata, anche se le sue esigenze «non possono essere quantificate a priori» in modo preciso. Comunque, Madrid dovrà rassegnarsi al «monitoraggio attento» della Ue. La Grecia riceverà entro due settimane l’ispezione della troika, la commissione mista Fmi-Ue-Bce, e anche — forse — i soldi per i salari pubblici. Infine, Cipro sembra per ora assicurata contro il panico. La Ue lancia i suoi salvagente, sperando di trovare un approdo per tutti. Ma l’estate, lo sanno tutti, è appena all’inizio.

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