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Bruxelles promuove l’Italia “Nessuna procedura sul debito ma più sforzi per ridurlo”

La legge di bilancio italiana per il 2015 rispetta le nuove norme europee “flessibili” e contiene già le necessarie correzioni. Pertanto la Commissione europea ha deciso di non aprire alcuna procedura per eccesso di deficit o per eccesso di debito. La promozione dei conti italiani è arrivata ieri al termine di una riunione del collegio dei commissari che ha valutato il rapporto sugli squilibri macroeconomici e ha chiuso l’istruttoria su Francia, Belgio e Italia, sui cui bilanci il giudizio era stato sospeso in attesa di vedere come procedesse l’attuazione delle riforme promesse.

La decisione di non avviare una procedura contro Roma, nonostante il debito resti troppo elevato per gli standard europei, è stata presa in considerazione della nuove norme sulla flessibilità nella valutazione dei conti pubblici introdotte dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Tuttavia l’Italia resta sotto stretto monitoraggio da parte di Bruxelles, e figura nella lista dei Paesi che presentano squilibri sia per la dimensione del debito pubblico sia per la scarsa competitività del sistema-Paese. «L’Italia — scrive la Commissione — sta sperimentando squilibri macroeconomici eccessivi che richiedono un’azione politica decisa e un monitoraggio specifico ». Alla Francia sono stati concessi due anni per portare il deficit/ Pil sotto il 3%, ma dovrà aumentare gli sforzi strutturali già quest’anno, mentre sulla Germania la Ue aumenta la pressione per il basso livello di investimenti pubblici e privati.
La questione più spinosa per il nostro governo era quella del debito, che non solo è molto elevato (più del doppio dei parametri di Maastricht), ma soprattutto non viene ridotto al ritmo richiesto dalle norme europee. La Commissione tuttavia ha ritenuto che la situazione di bassissima crescita e di deflazione costituiscono circostanze eccezionali tali da giustificare la mancata riduzione. Il commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici, ha spiegato che le norme del fiscal compact, se applicate alla lettera, avrebbero richiesto «una riduzione del fabbisogno pari a due punti percentuali di Pil, che sarebbero stati insopportabili per un Paese che ha subito 4 anni di crisi. Una riduzione del debito troppo brutale avrebbe messo l’Italia in una situazione economica insostenibile». Bruxelles, dunque, si accontenta per quest’anno dell’aggiustamento apportato alla Finanziaria a novembre, pari allo 0,25 del Pil. Proprio questa cifra figurava nella tabella sulla flessibilità come il tasso di riduzione del fabbisogno richiesto a Paesi con un alto indebitamento ma con una crescita fortemente inferiore al proprio potenziale teorico. In realtà, spiegano i tecnici della Commissione, se l’Italia crescesse di un 3% l’anno, come sta facendo per esempio la Spagna, il suo debito pubblico si ridurrebbe automaticamemte della misura richiesta senza bisogno di manovre aggiuntive. Da qui l’enfasi che le autorità europee mettono sulla necessità di riforme strutturali che ridiano competitività al Paese. Sotto questo profilo, il giudizio dato ieri da Bruxelles sull’operato del governo Renzi è ampiamente positivo, in particolare per la riforma del mercato del lavoro che «aumenta la ricollocazione fra i diversi settori produttivi e favorisce un lavoro a tempo indeterminato più stabile». Così come per il Belgio, anche per l’Italia la decisione di non aprire una procedura deriva «dall’attuazione in corso di ambiziosi piani di riforme strutturali». Sulla questione della crescita ieri è intervenuto anche il presidente della Bce Mario Draghi, che ha definito «necessaria» la decisione della Banca centrale di acquistare titoli pubblici per evitare la deflazione ma ha avvertito che «la politica monetaria non può creare crescita da sola, per questo insistiamo sulla necessità di fare le riforme strutturali».
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