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Bruxelles promuove la ricetta Monti

di Dino Pesole

La manovra «salva Italia» e il decreto sulle liberalizzazioni approvato venerdì dal Consiglio dei ministri, tra gli impegni «assunti e realizzati». Nuovo decreto sulle semplificazioni amministrative, in arrivo per il fine settimana, e riforma del mercato del lavoro in programma per fine febbraio, tra le misure «in cantiere». Mario Monti ha illustrato ieri sera ai colleghi dell'Eurogruppo gli assi portanti della strategia di politica economica del Governo, ricevendone un esplicito «grandissimo apprezzamento» da parte del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, soprattutto per la «forma e la velocità» degli interventi. Apprezzamento anche da Jean–Claude Juncker, il presidente dell'Eurogruppo, che ha parlato di «misure importanti». Rehn ha anche auspicato che l'Italia agisca nel mercato del lavoro «con la stessa determinazione» dimostrata nei provvedimenti di consolidamento del bilancio.
Nel fine settimana, il testo è stato inviato in anteprima a Bruxelles, ed è stato oggetto di colloqui diretti tra Monti, Rehn e il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso. E in tarda serata, al termine della riunione Monti ha commentato così l'accoglienza in sede europea alle misure del governo: «Molto bene per l'Italia, che è una componente fondamentale dell'eurozona. Il nostro lavoro è stato molto apprezzato».
Nel suo intervento Monti ha insistito soprattutto sul carattere strutturale dell'intero pacchetto, garantito da un avanzo primario che si collocherà al 5% del Pil. Ora le liberalizzazioni passano all'esame del Parlamento, i rischi che su pressione delle varie categorie le misure vengano in vario modo annacquate è reale. Il Governo vigilerà, non è ancora deciso se si ricorrerà al voto di fiducia, ma al momento – sostiene il presidente del Consiglio – la reazione dei vari partiti è stata incoraggiante. Prima la «messa in sicurezza» dei conti pubblici, con la manovra di dicembre, poi l'avvio della «fase due»: quello illustrato all'Eurogruppo è un «pacchetto integrato». È il segnale per Monti che la terza economia d'Europa ha imboccato la strada del rigore e della crescita, pur nella consapevolezza che le ricette non possano che essere europee, prima di tutto.
Vi saranno effetti positivi sull'economia, anche se pare al momento arduo quantificare l'impatto delle singole misure in un anno in cui il Pil piomberà sotto zero: -0,5%, secondo il Governo, -1,6% nelle stime di Confindustria, -2,2% in quelle più pessimistiche del Fmi. L'aspettativa è che si riesca a mettere in moto un circuito virtuoso, ed è incoraggiante l'andamento dello spread Btp/Bund che ieri è sceso a 413,5 punti base, in ulteriore riduzione rispetto ai 431,8 punti di venerdì. È il segno di una inversione di tendenza? Monti non si sbilancia. Già nelle scorse settimane – commenta con i suoi collaboratori – l'oscillazione verso l'alto è stata continua, per molti versi inattesa soprattutto dopo l'approvazione del decreto di stabilizzazione dei conti pubblici.
Eurogruppo ed Ecofin discutono del fondo salva stati Esm, dell'eventualità che possa ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà, secondo quanto proposto dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy a dicembre. Si discute della stesura definitiva del nuovo «fiscal compact», da sottoporre al vaglio del vertice dei capi di Stato e di Governo in programma lunedì prossimo. Tutti temi che Monti avrebbe affrontato in una dettagliata conversazione con il presidente della Bce, Mario Draghi. «Der Spiegel» scrive che Monti e Draghi sono per il raddoppio del volume di fuoco dell'European Stability Mechanism, da 500 a 1.000 miliardi. Ma dall'entourage di Monti non giunge alcuna conferma in proposito, anche se è ormai sostanzialmente acclarato che entrambi ritengano necessario un rafforzamento dell'attuale meccanismo del «salva-Stati».
Quanto al nuovo accordo sulla disciplina di bilancio, la posizione italiana, espressa peraltro a più riprese nel corso della complessa trattativa avviata nelle scorse settimane, è che oltre al riferimento esplicito ai «fattori rilevanti» (già previsti nel six pack) non vengano sottovalutati altri elementi, quali l'impatto sul deficit dell'ulteriore peggioramento del ciclo economico. Si discute del regime sanzionatorio da applicare in caso di violazione della «regola d'oro», in sostanza dell'obbligo costituzionale al pareggio di bilancio. Rigore, con la necessaria flessibilità, ma soprattutto crescita: per Monti questa resta la strada maestra, ed è la linea che sosterrà lunedì prossimo con proposte concrete.

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