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Per Bruxelles priorità alle ristrutturazioni

La Commissione europea ha presentato ieri un piano ambizioso per armonizzare le regole sull’insolvenza in Europa. Come pochi altri settori, questo è ancora molto segnato dalle legislazioni nazionali.
Il tentativo dell’esecutivo comunitario è doppio. Da un lato vuole facilitare le ristrutturazioni aziendali ed evitare le liquidazioni societarie per quanto possibile; dall’altro intende contribuire a completare il mercato unico, offrendo regole certe agli investitori.
«Oggi in Europa il 50% delle piccole e medie imprese viene liquidata entro i primi cinque anni di vita. Duecentomila imprese vanno in bancarotta ogni anno.
Sono 600 al giorno, spiega al «Sole 24 Ore» Vera Jourova, la commissaria alla Giustizia –. Eppure, non sempre quando vi sono difficoltà economiche una azienda deve per forza essere liquidata. Con i nuovi principi contenuti in questa direttiva vogliamo facilitare i salvataggi aziendali». La lunga crisi economica ha creato non poche vittime, in Europa e in Italia.
La Commissione propone quindi tre linee-guida, che ora dovranno essere approvate dal Parlamento e dal Consiglio. La prima impone l’uso anticipato delle regole sulle ristrutturazioni aziendali, per salvare il salvabile ed evitare le liquidazioni tout court. La seconda prevede che gli imprenditori possano godere, in determinate condizioni, su una liberatoria dei debiti entro un massimo di tre anni. Infine, la terza linea-guida stabilisce misure per rendere più efficienti le procedure giudiziarie.
«In fondo il nostro obiettivo è di fare sì che le attività ancora sostenibili possano sopravvivere, aumentando il tasso di recupero delle aziende in difficoltà», spiega ancora la signora Jourova. Attualmente, i Paesi più in ritardo su questo fronte sono quelli dell’Est Europa. Ma anche in Italia il tasso di recupero è pari al 63,9%, rispetto a una media del 65 per cento. Il Paese è al 15° posto nella classifica degli Stati membri più efficienti nel gestire ristrutturazioni e liquidazioni.
Oggi in Italia la conseguenza più probabile per un debitore in difficoltà finanziaria è la messa in liquidazione della sua attività. I nuovi principi comunitari dovrebbero facilitare la ristrutturazione e quindi evitare procedure giudiziarie, lunghe e costose. La direttiva, che secondo la Commissione potrebbe essere approvata da Parlamento e Consiglio nel 2017, introduce tempistiche più generose da utilizzare per evitare il fallimento e facilitare la ristrutturazione.
Più in generale il tentativo è di evitare la stigmatizzazione sociale provocata da un fallimento aziendale. In questo senso, il progetto di direttiva prevede misure per facilitare la possibilità a imprenditori sfortunati di rimettersi in gioco. Come detto in precedenza, gli imprenditori che risultano onesti dovranno essere liberati dal debito aziendale entro tre anni, rispettate alcune condizioni e il pagamento parziale del passivo, in modo da dare loro «una seconda possibilità».
«La nostra proposta è anche un modo per contribuire a completare il mercato unico – conclude la commissaria alla Giustizia –. Entriamo nell’era dell’economia digitale. Le società sono sempre più legate tra loro in Europa. Cooperano in una catena del valore. Nell’armonizzare i principi nazionali nel campo dell’insolvenza aziendale vogliamo anche garantire la mobilità dei capitali, proteggendo gli investitori e garantendo loro la certezza del diritto oltre-frontiera».

Beda Romano

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