Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Bruxelles perdona i conti dell’Italia Pronta una lettera: dateci chiarimenti

La mossa di Bruxelles sulla Legge di Stabilità italiana è attesa tra domani e mercoledì. Sarà con una lettera, una richiesta di chiarimenti, che la Commissione europea aprirà formalmente quel negoziato che nelle speranze del governo italiano dovrebbe chiudersi senza troppi danni. Una missiva che nei canali informali tra Roma e la capitale belga viene preannunciata non troppo ostile, non ricca di “rilievi”, e quindi nel gergo comunitario preludio di una bocciatura. Piuttosto una richiesta di precisazioni tecniche sul contenuto della manovra da 36 miliardi notificata all’esecutivo Ue mercoledì scorso.

Tutto ruota intorno alla decisione del governo di risanare nel 2015 il disavanzo strutturale (il deficit al netto del ciclo economico e delle una tantum) solo dello 0,1%, con la conseguenza di rinviare il pareggio di bilancio al 2017 e soprattutto di lasciar ancora correre la spesa pubblica. Questa scelta, pur restando con il deficit nominale appena sotto il tetto 3%, porta l’Italia in rotta di collisione con il Fiscal Compact, che appunto prescrive ai governi di tagliare lo squilibrio tra entrate e uscite. Roma sostiene di essere nel giusto visto che le stesse regole Ue prevedono la possibilità di uno scostamento temporaneo dagli obiettivi di bilancio per una serie di circostanze eccezionali: nel caso italiano il terzo anno di recessione, la deflazione e l’impegno sulle riforme strutturali. Per questo ieri il ministro Padoan tornava a dire che il governo ritiene «di essere assolutamente in regola, siamo all’interno delle regole e della flessibilità ammessa dal Patto di stabilità».
Eppure la scelta di Roma è piuttosto hard da digerire per le autorità europee. L’obiettivo concordato era di un taglio dello 0,7%, mentre il target minimo al quale si devono comunque impegnare tutte le capitali è dello 0,5%. Per questo nelle telefonate degli ultimi giorni tra Roma e Bruxelles era emersa la volontà del presidente uscente della Commissione, Josè Manuel Barroso, di bocciare sonoramente la manovra e di rimandarla al mittente con la richiesta di una serie di modifiche. Intenzione che lo stesso portoghese ha comunicato la scorsa settimana a Renzi in una telefonata decisamente burrascosa. Ma il pressing di Juncker, successore di Barroso dal primo novembre, intenzionato a gestire il caso italiano in modo più soft, sembra avere avuto effetto. Almeno questa è l’impressione che nelle ultime ore viene condivisa da Palazzo Chigi e dal Tesoro, anche se a dirla tutta i funzionari Ue non hanno ancora terminato l’esame della manovra. E un ruolo centrale lo avrebbe giocato anche il commissario agli Affari Economici Katainen, in passato descritto come un falco ma in queste ore secondo gli sherpa italiani già sintonizzato sulle frequenze di Juncker, del quale tra una settimana diventerà vicepresidente. Non per nulla ieri Padoan diceva che «Katainen è una persona simpatica, un finlandese freddo e gentile ».
Dunque il governo si aspetta di ricevere una lettera nella quale la Commissione europea si limiterà a chiedere il perché della decisione di risanare solo dello 0,1%. A quel punto Renzi e Padoan si prenderanno qualche giorno per rispondere e nella lettera di ritorno oltre a elencare i motivi per cui ritengono di essere in regola ricorderanno a Bruxelles di avere già previsto nel testo della manovra una riserva di 3,4 miliardi per aumentare, se necessario, il risanamento del prossimo anno, lasciando intendere di essere pronti ad arrivare ad un taglio del deficit strutturale dello 0,25%. Quindi mettendo sul piatto 2,4 miliardi. Cifra non casuale visto che il taglio dello 0,25% (anziché lo 0,5) è stato individuato — ma mai reso pubblico — lo scorso agosto dai funzionari di Bruxelles incaricati da Juncker di immaginare quella flessibilità sui conti sulla quale su richiesta italiana e francese si era impegnato davanti al Parlamento europeo.
Così il governo spera di allungare i tempi, di evitare quella bocciatura secca della manovra che, se imposta da Barroso, secondo le regole europee dovrebbe arrivare entro il 29 ottobre. L’obiettivo è di scavallare la fine del mese, proseguendo poi il negoziato con Juncker. E il governo è anche pronto a portare la correzione fino allo 0,35% del deficit strutturale, ultima offerta che Renzi e Padoan sono pronti a mettere sul piatto, anche se a Palazzo Chigi sperano di non essere costretti a sborsare tutti i 3,4 miliardi messi da parte nella Legge di Stabilità e di impiegare i soldi per altre misure di rilancio dell’economia. Se il negoziato andasse a buon fine, l’Italia eviterebbe una bocciatura della manovra che per quanto non definitiva (sempre ribaltabile da Juncker) manderebbe un pessimo segnale ai mercati, negli ultimi giorni già abbastanza irrequieti, e di fatto avrebbe imposto quell’idea di flessibilità reclamata da mesi. Poi si aprirebbero altre partite, come quella della procedura Ue per squilibri macroeconomici (sempre legata al debito e alla competitività dell’economia) che tra novembre e dicembre Roma farà di tutto per evitare e quella più classica che guarda direttamente al deficit e al debito: un confronto che si consumerà da qui ad aprile e nel quale oltre a pesare una eventuale bocciatura della manovra, il governo farà valere le riforme per ottenere l’ultimo, definitivo, via libera europeo alla sua politica economica
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa