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Se Bruxelles non vede i derivati delle banche tedesche

Nel rapporto della Commissione europea sugli squilibri macroeconomici della Germania si ammette che il sistema bancario tedesco è «più vulnerabile alle sfide attuali» e che i «costi operativi molto alti» ne frenano la competitività. Ma ha aperto dubbi e sospetti che, nelle ben tre pagine sul «Settore finanziario», non siano evidenziate le enormi esposizioni su derivati speculativi (tra cui molti attivi illiquidi di livello 2 e 3), che hanno fatto precipitare colossi tedeschi del credito nell’ultima classifica del rischio in caso di shock dell’’Autorità bancaria europea (Eba), dove tra l’altro sono risalite le banche italiane con maxi crediti deteriorati.

Secondo l’Eba il requisito di capitale Cet1 scenderebbe pesantemente per le due maggiori banche della Germania, Deutsche Bank (dal 14,65% di fine 2017 a 8,14% nel 2020) e Commerzbank (dal 14,10% a 9,93%). L’esposizione su derivati lorda della sola Deutsche Bank è stimata circa 48.000 miliardi (l’intero debito dell’Italia è di circa 2.345 miliardi). L’Eba poi esamina solo le banche più grandi.

Mentre molta preoccupazione si registra — perfino nella Banca centrale tedesca — per molte casse di risparmio (Landesbanken) a causa dell’influenza dei poteri politici locali (e delle immaginabili conseguenze).

Anche il vicepresidente lettone della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il commissario Ue francese Pierre Moscovici, presentando i rapporti sugli squilibri macroeconomnici, hanno sorvolato sui problemi del sistema bancario tedesco, preferendo concentrarsi sulle carenze sull’Italia.

A Dombrovskis, quando presentò una proposta di smaltimento più rapido dei crediti deteriorati delle banche italiane, il Corriere chiese se intendeva intervenire anche sulle esposizioni su derivati speculativi, ricevendo una generica assicurazione (finora non mantenuta). E la richiesta di spiegazioni sull’assenza dello specifico problema nel rapporto sulla Germania ha provocato imbarazzo nella Commissione Ue, che ha poi replicato di «non essere un supervisore bancario e di non analizzare singole banche».

Ivo Caizzi

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