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Bruxelles, nessun piano segreto

Mentre il Portogallo incassa i primi aiuti, Bruxelles smentisce l’esistenza di un piano segreto salva-euro. L’Unione europea ha fatto sapere di non avere allo studio un «master plan segreto per una ristrutturazione o un salvataggio», da realizzare in collaborazione con la Bce, come rilanciato da indiscrezioni di stampa.

Secondo l’edizione domenicale del quotidiano tedesco Die Welt, il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, quello della Commissione Ue, José Manuel Barroso, e quello della Bce, Mario Draghi, avrebbero allo studio un intervento basato sull’unione fiscale, bancaria e politica e sulle riforme strutturali, che sarà presentato al summit dei leader europei del 28-29 giugno.

Van Rompuy ha osservato che non si può tornare indietro dall’euro: si può solo andare avanti verso una maggiore integrazione. «Non c’è mai stato un fallimento dei meeting del Consiglio europeo negli ultimi tre anni», ha rassicurato Van Rompuy. «Sono sempre stati fatti progressi e ne saranno fatti anche al prossimo incontro».

Quanto al Portogallo, ha ottenuto il primo via libera dalla Troika per l’erogazione della tranche da 4,1 miliardi di euro del piano di aiuti, la cui attuazione «resta sulla strada giusta». Il ministro delle finanze, Vitor Gaspar, assicura che il paese andrà avanti con l’aggiustamento fiscale e le riforme strutturali, unico modo per «essere sicuri» della solidarietà dei partner internazionali.

La conclusione della quarta revisione del piano di aiuti da 79 miliardi da parte della Troika è dunque positiva e fotografa una nazione in cui la crescita nel 2012 potrebbe «resistere più delle aspettative», con «l’ambizioso target sul deficit» al 4,5% del pil che resta «a portata di mano». L’economia lusitana dovrebbe contrarsi del 3% nel 2012, con la disoccupazione che potrebbe toccare il picco del 16% nel 2013, quando comunque il paese dovrebbe tornare a crescere, pur se in maniera contenuta.

Il piano di aiuti del Portogallo è finanziato per 52 mld di euro dall’Unione europea e per 26 mld dal Fondo monetario internazionale. Il via libera della revisione pubblicata ieri permetterà l’erogazione di 4,1 miliardi, che potrebbe avvenire in luglio, previa approvazione da parte del board dell’Fmi, dell’Ecofin e dell’Eurogruppo.

Intanto il commissario Ue agli affari economici, Olli Rehn, ha detto che è importante considerare la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del fondo Esm. Sempre sul versante del credito, il ministro delle finanze spagnolo, Luis de Guindos, ha intrapreso una serie di negoziati con i partner europei per trovare una soluzione alla crisi del sistema bancario del paese, senza dover ricorrere a un salvataggio internazionale. Gli esperti del governo tedesco ritengono che gli istituti di credito spagnoli necessitino di un’iniezione di capitali tra i 50 e i 90 miliardi di euro.

Ma c’è anche chi prospetta scenari drammatici. Per l’investitore americano George Soros, l’Europa ha tre mesi di tempo per salvare la moneta unica. L’opposizione dell’opinione pubblica alle misure di austerità «probabilmente crescerà fino a quando questa politica non sarà cancellata». Per Soros «è stato applicato il rimedio sbagliato: non si può diminuire il debito riducendo l’economia, ma solo attraverso la crescita». E proprio su questo fronte si sta giocando la dura battaglia tra la Germania e i paesi nordici, da una parte, e il resto del continente dall’altra. Ieri, dopo che si erano diffuse voci su un presunto cambiamento di idea sugli eurobond, un portavoce del governo ha ribadito che la Germania resta contraria.

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