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Bruxelles, May ottiene (tiepide) rassicurazioni

Qualcosa si sta muovendo sul fronte europeo. Theresa May non è riuscita ieri a ottenere quello che cercava dai leader della Ue riuniti a Bruxelles, i quali hanno ripetuto che il testo dell’accordo sulla Brexit raggiunto a novembre non è rinegoziabile: e questo malgrado il fatto che sia chiaramente impossibile per la premier britannica far approvare quel compromesso dal Parlamento di Westminster. Tuttavia, i 27 hanno fatto dei passi, per quanto faticosi, in direzione di un ammorbidimento.

Arrivando al vertice, la May aveva prudentemente abbassato l’asticella: e aveva detto di non aspettarsi «una svolta immediata» dai suoi colloqui con gli altri leader. Ma aveva aggiunto la speranza «di poter cominciare a lavorare al più presto possibile sulle rassicurazioni necessarie».

Il capitolo del Trattato che si cerca di interpretare in maniera più flessibile è quello sul cosiddetto «backstop» per l’Irlanda del Nord: in pratica, una polizza di assicurazione per garantire con non ci sarà un ritorno a un confine rigido fra le due Irlande, se necessario mantenendo tutto il Regno Unito in una unione doganale con la Ue. Un anatema per i conservatori euroscettici, che ci vedono una trappola per snaturare la Brexit.

«Dirò agli altri leader europei cosa penso sia necessario per far approvare l’accordo — ha spiegato la May —. Mostrerò loro quali sono le rassicurazioni politiche e legali per calmare le preoccupazioni». E alcuni Paesi si sono mossi nella sua direzione, proponendo di inserire nel Trattato una dichiarazione, di valore legale, con una possibile data-limite del «backstop». Altri però si sono opposti, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron, spalleggiato dagli irlandesi: «Non possiamo rinegoziare ciò che è stato negoziato per mesi — ha detto il capo dell’Eliseo — possiamo avere una discussione politica ma non una discussione legale».

Alla fine, la bozza delle conclusioni del summit circolata ieri affermava che il «backstop» «non rappresenta un esito desiderabile» e dovrà durare soltanto «finché è strettamente necessario». A questo scopo, i 27 si impegnano «ad avviare immediatamente i preparativi» per stipulare un accordo di libero scambio con la Gran Bretagna dopo la Brexit, in modo da non richiedere l’attivazione della polizza di assicurazione sull’Irlanda.

Tutte belle parole: ma bisogna veder che effetto avranno a Westminster, dove la May è percepita come un’«anatra zoppa» dopo aver incassato martedì, nel voto di fiducia i voti contrari di un terzo del suo gruppo parlamentare. Per questo non sottoporrà il Trattato al Parlamento prima della seconda metà di gennaio: nella speranza che il Natale porti consiglio.

Luigi Ippolito

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