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A Bruxelles made in Italy senza difese

Cibo italiano senza difese in Europa. A Bruxelles, nelle stanze dei bottoni gli interessi del made in Italy vanno in secondo piano o diventano pedina di scambio per dossier da cui poco dipendono i ricavi delle imprese. La politica è assente. Esempi? L’ultimo della serie è il Nutri-Score, un sistema francese d’etichettatura a semaforo, escogitato in base al regolamento Ue 1169/2011 e notificato il 24 aprile in Europa dall’ex ministro alla salute d’Oltralpe, Marisol Touraine. Nutri-Score descrive il tenore di grassi, zuccheri e sodio per etto di prodotto, associando al «pericolo» un colore. L’info nutrizionale non è sulla dieta, ma sull’alimento; un danno enorme per l’alimentare italiano. Bene, se entro il 25 luglio non giungeranno richieste di modifica alla Commissione Ue, il sistema entrerà in vigore. Le catene Intermarché, Leclerc, Auchan e Fleury Michon hanno già fatto sapere che adotteranno le etichette. Ora, dopo molteplici allarmi sui giornali italiani, il Tris (il sistema che registra le notifiche tecniche alla commissione) non ha ancora ricevuto opposizioni dal Belpaese. E questo è solo l’ultimo dei casi di «distrazione» del governo. A seguito della crisi ucraina, nonostante gli ottimi rapporti tra palazzo Chigi e Mosca, l’opposizione di Roma alle sanzioni decise dall’Ue contro il Cremlino e alle controsanzioni volute da Putin per colpire i cibi italiani furono flebili. L’assenza di diplomazia del cibo ha contribuito a generare perdite d’export per 850 mln. Ma il segnale più evidente dell’inesistenza di una geopolitica italiana del food è nel caso olio tunisino. L’alto rappresentante Ue agli affari esteri, l’italiana Federica Mogherini, nel sostenere Tunisi alle prese con l’integralismo, ha concesso alla Tunisia esportazioni aggiuntive in Europa a dazio zero per 35 mila tonnellate tra il 2016 e il 2017, per un totale di 91 mila tonnellate l’anno di olio tunisino senza dazi. Barricate da parte italiana? Tutti zitti.

Luigi Chiarello

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