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Bruxelles e Londra restano lontane sulla Brexit

È terminata con piccoli progressi e importanti divergenze la seconda tornata negoziale tra il Regno Unito e l’Unione europea in vista dell’uscita del Paese dalla costruzione comunitaria. In una conferenza stampa a Bruxelles, il capo-negoziatore europeo Michel Barnier ha esortato il Governo britannico, in preda a drammatiche divisioni interne, a chiarire la propria posizione sui temi più urgenti: la soluzione degli impegni finanziari e il futuro delle frontiere esterne della Ue.
«La nostra prima tornata negoziale (di metà giugno, ndr) era stata dedicata all’organizzazione delle trattative. Nella seconda ci siamo concentrati sulla presentazione delle nostre rispettive posizioni. Il terzo round (previsto a fine agosto, ndr) sarà dedicato alla chiarificazione», ha detto oggi Barnier alla fine di una quattro-giorni di discussioni che ha soprattutto messo in luce il ritardo inglese nelle trattative.
Il Regno Unito ha finora presentato posizioni negoziali solo su alcuni temi. In particolare: sui diritti dei cittadini, sui privilegi e immunità, sulle prospettive di Euratom, e sul futuro delle pendenze giudiziarie. Le parti si sono messe d’accordo per trovare entro l’autunno un accordo di principio su tre dossier: il diritto dei cittadini, le frontiere esterne dell’Unione, gli impegni finanziari. Solo successivamente Londra e Bruxelles saranno pronte a discutere del loro futuro rapporto.
In una conferenza stampa congiunta con il capo-negoziatore britannico David Davis, Barnier ha avvertito che un chiarimento della posizione britannica per quanto riguarda le pendenze finanziarie è «indispensabile». E ha aggiunto: «Vogliamo una uscita ordinata del Regno Unito dall’Unione. Saldare i conti è necessario». Il tema è delicatissimo, e sta avvelenando non solo il rapporto tra Londra e Bruxelles, ma anche la stessa vita politica oltre-Manica.
Se la Gran Bretagna appare ai più incerta e impreparata, non è solo per tatticismo negoziale, ma soprattutto perché il partito conservatore, che sostiene il Governo May, è diviso su come Brexit debba aver luogo. «La nostra impressione – spiega un alto responsabile europeo – è che l’assenza di posizione chiara sia il risultato di dubbi politici. Speriamo che l’incertezza non duri fino ad ottobre, quando i Tories terranno una conferenza a Manchester». La manifestazione si terrà tra il 1° e il 4 ottobre.
Concretamente, le parti hanno fatto piccoli progressi in questi giorni sui diritti dei cittadini, l’unico dossier urgente su cui sia Londra che Bruxelles hanno presentato le proprie rispettive posizioni. Barnier ha ammesso però «fondamentali divergenze», riferendosi tra le altre cose alla necessità europea di garantire l’applicazione del diritto comunitario da parte della Corte europea di Giustizia. Su questo fronte, Londra continua a non essere d’accordo, ricordando la propria sovranità nazionale.
Su questo aspetto, il capo-negoziatore britannico Davis si è voluto diplomatico e ottimista: «Sono stato incoraggiato dai nostri colloqui». Sul futuro delle frontiere esterne, ha parlato della necessità di «soluzioni fantasiose». Quanto alle pendenze finanziarie, si è limitato a sottolineare che il Regno Unito è pronto a far fronte alle sue «responsabilità» e a difendere i suoi «diritti». Una soluzione «richiederà flessibilità da parte di entrambe le parti», ha aggiunto.
Il tema finanziario è certamente un nodo difficile da risolvere. Stime parlano di un conto britannico tra i 40 e i 60 miliardi di euro. Tra le altre cose, le parti dovranno decidere se il patrimonio comunitario ha una propria personalità legale o sia invece un condominio nel quale il Regno Unito, come qualsiasi altro Paese membro, ha una propria quota. In questo senso, la metodologia di calcolo appare essere essenziale per trovare un accordo sul conto finale.

Beda Romano

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