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Bruxelles: l’Italia copra il gettito perso

La Commissione europea ha preferito ieri parole di circostanza a giudizi univoci nel valutare le misure presentate dal governo italiano, tra le quali la soppressione della controversa tassa immobiliare sulla prima casa, sui terreni agricoli e sugli immobili rurali.
Il vero esame della manovra annunciata mercoledì giungerà in autunno, quando per la prima volta Bruxelles avrà il potere di esaminare ex ante la finanziaria dell’anno prossimo, e in particolare il modo in cui il governo intende finanziare l’abrogazione dell’imposta municipale unica (Imu).
In una dichiarazione scritta, il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha ricordato ieri quanto sia «essenziale» assicurare «la sostenibilità delle finanze pubbliche italiane» e la riduzione del debito pubblico «molto elevato». Ha quindi detto di accogliere con soddisfazione «la forte rassicurazione» del governo di rispettare i suoi impegni di bilancio per il 2013, che prevedono la riduzione del deficit pubblico sotto al 3,0% del prodotto interno lordo.
Oltre a sottolineare questo aspetto positivo, l’uomo politico finlandese ha apprezzato anche la promessa del governo di finanziare l’abolizione dell’Imu soprattutto attraverso tagli alla spesa, e non aumenti delle tasse. Ciò detto, Rehn ha anche precisato che una valutazione più approfondita delle decisioni annunciate dal governo potrà essere fatta dai suoi servizi solo dopo che verrà precisato, nella prossima finanziaria, il modo in cui le misure verranno adottate nella pratica.
Il governo Letta ha presentato mercoledì a Roma una serie di decisioni economiche. Tra queste, c’è l’abrogazione dell’Imu, una tassa sulle proprietà immobiliari particolarmente controversa. L’esecutivo ha deciso che le rate di pagamento previste in settembre e dicembre saranno abolite. L’imposta, che ha avuto un ruolo importante nel consentire al paese di ridurre il deficit pubblico tra il 2011 e il 2012, verrà sostituita nel 2014 da una nuova tassa chiamata service tax (si veda il Sole 24 Ore di ieri).
A proposito della service tax, commentava ieri un esponente comunitario: «L’idea di un’imposta sugli immobili legata anche all’occupazione, non solo alla proprietà, non è fuori linea rispetto alle nostre tradizionali raccomandazioni». L’impegno del governo Letta è che le scelte saranno neutrali per il bilancio nazionale, ma è chiaro che a Bruxelles molti temono che l’operazione provochi un nuovo aumento del disavanzo, riportando il deficit sopra al 3,0% del Pil.
A questo riguardo, commentando le misure illustrate a Roma, Michael Meister, un democristiano vicino al cancelliere Angela Merkel, ha detto ieri a Berlino: «Anziché continuare sulla strada delle necessarie riforme strutturali nell’interesse dell’Italia e di tutta la zona euro, il premier Enrico Letta sembra godersi una pausa». Non è chiaro se la presa di posizione di Meister sia condivisa da altri nel governo tedesco, o se sia solo una boutade a fini di politica interna in vista del voto federale di fine settembre.
Nei fatti, ieri Rehn ha preso tempo. D’altro canto, in autunno per la prima volta grazie a una riforma del Patto di Stabilità, la Commissione avrà la possibilità di valutare ex ante le finanziarie dei governi. Le bozze di bilancio saranno oggetto di un’analisi di Bruxelles che dovrà essere tenuta in conto nelle capitali nazionali.
Ciò detto, al netto delle incertezze sulla copertura finanziaria dell’abolizione dell’Imu, le scelte del governo sono rassicuranti agli occhi di molti osservatori bruxellesi. L’accordo raggiunto nell’esecutivo mercoledì fa sperare in una maggiore stabilità della coalizione al potere.

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