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Bruxelles incalza su manovrina, clausola investimenti e banche

A rischio di due procedure comunitarie, per debito eccessivo e per squilibri macroeconomici, l’Italia è chiamata ad affrontare un aprile carico di impegni bruxellesi per evitare il peggio. Entro la fine del prossimo mese, Bruxelles si aspetta non solo una riduzione del deficit pubblico, ma anche un decisivo piano di risanamento bancario. La Commissione europea sta seguendo da vicino i vari dossier, e in privato non nasconde le sue preoccupazioni sull’instabile situazione politica a Roma.
Pubblicando in febbraio le sue ultime stime economiche così come un atteso rapporto sul debito pubblico, la Commissione europea ha dato al ministero dell’Economia fino a fine aprile per ridurre il deficit strutturale dello 0,2% del prodotto interno lordo, così come promesso a suo tempo dallo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Visto da Bruxelles, il dibattito politico lascia però aleggiare l’incertezza sulle misure che Roma dovrà prendere per raggiungere l’obiettivo.
Una fetta della maggioranza si oppone a un aumento delle imposte. C’è di più. Roma sta valutando se coprire il buco chiedendo una ulteriore deroga alla raccolta dell’Iva. Con il regime derogatorio di scissione dei pagamenti (split payment), deciso nel 2015 per tre anni, lo Stato versa l’Iva all’erario ogni qualvolta effettua un pagamento in cambio di un bene o di un servizio, anziché consentire alla controparte di effettuare il versamento e di compensare nel caso gli ammontare a debito e a credito.
«Per ottenere una deroga l’Italia deve avere dalla sua l’unanimità dei paesi nel Consiglio – ricorda un alto responsabile comunitario –. Non sarà facile, tanto più che sul tavolo vi sono molti dossier fiscali in questo momento, e non sarei sorpreso se i paesi iniziassero a ostacolarsi a vicenda, bloccando l’intero pacchetto». È sempre possibile per Bruxelles dare un benestare con riserva, in attesa dell’accordo dei Ventotto; ma a conti fatti il governo dovrebbe nel caso avere alternative a portata di mano. La manovra deve servire a rimettere in careggiata i conti pubblici ed evitare una violazione del Patto di Stabilità. In mancanza di un aggiustamento strutturale, il paese rischia una procedura per debito eccessivo.
Sempre sul fronte delle finanze statali e sempre in aprile, è previsto il rendiconto statistico dei conti pubblici per il 2016. In questa circostanza, la Commissione sarà chiamata a valutare ex post se il governo ha effettuato gli investimenti promessi e che l’anno scorso gli hanno dato la possibilità di ottenere ex ante flessibilità di bilancio. «Nel caso gli investimenti non fossero stati effettuati, il buco nel 2017 rischia di essere superiore allo 0,2% del Pil», nota ancora l’alto responsabile comunitario.
La terza questione aperta riguarda gli squilibri macroeconomici italiani che la Commissione considera sempre eccessivi. Bruxelles ha spiegato che pesano due fattori: l’elevato debito pubblico e il fragile settore bancario. L’esecutivo comunitario si aspetta che il Piano nazionale delle riforme, atteso anche questo in aprile, contenga misure per risolvere la questione delle sofferenze creditizie.
Naturalmente la partita dipende anche e forse soprattutto dal futuro del Monte dei Paschi di Siena. Il ministro dell’Economia e la banca toscana stanno preparando un piano di ristrutturazione che deve essere accettato dalla Commissione perché questa possa dare il via libera alla ricapitalizzazione dell’istituto. Senza un accordo in tempi rapidi sull’avvenire della banca e senza un piano globale di risanamento bancario, il pericolo è che Bruxelles apra una procedura per squilibrio eccessivo.

Beda Romano

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