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Bruxelles: fiducia nell’Italia La spinta su Fmi e Bce

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — Il presidente dell'Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha definito il programma illustrato dal premier Mario Monti «una buona base». Il vicepresidente della Commissione europea, il finlandese Olli Rehn, ha invitato ad attuare «misure aggiuntive», a causa della bassa crescita, per rispettare il pareggio di bilancio nel 2013 e per evitare il rischio di “fuga” dai titoli di Stato italiani.
E' questo il messaggio arrivato a Monti a Bruxelles nella sua prima volta all'Eurogruppo dei ministri finanziari (in quanto responsabile anche dell'Economia). Il premier ha detto che la riunione è andata «molto bene». Ha anche fatto sapere che «non ci sono sorprese» nel rapporto sull'Italia presentato da Rehn e che le raccomandazioni saranno «tenute in conto».
«Mentre l'Italia può superare una breve fase di turbolenza sui mercati, il rischio di gonfiamento della crisi di liquidità può aumentare in assenza di determinate risposte politiche — si legge nel rapporto —. Grazie alla relativamente lunga durata media del debito italiano (oltre 7 anni), un aumento del costo di indebitamento ha un impatto limitato nel breve termine. Ma il persistere di alti tassi di interesse aumenta il rischio di fuga dal debito sovrano italiano. Una crisi di liquidità può trasformarsi in crisi di solvibilità». Si teme il contagio agli altri grandi Paesi dell'Eurozona «esposti nell'economia italiana». Rehn ha espresso apprezzamento per la linea di Monti sul rispetto degli impegni di bilancio e sulle «riforme per la crescita rispettando l'equità sociale». Il premier italiano, prima della riunione, ha avuto incontri bilaterali con Juncker e con il ministro francese François Baroin.
E' stato concordato che il potenziamento del fondo salva Stati garantisca il 20-30% delle nuove emissioni di titoli pubblici. Divisioni restano sul maggiore coinvolgimento anti-crisi della Bce di Mario Draghi, che era presente alla riunione. I ministri delle Finanze belga e olandese, Didier Reynders e Jan de Jaeger, hanno proposto il ricorso al tramite del Fmi di Washington per consentire alla Bce di finanziare i Paesi in difficoltà (restando così nei limiti del suo mandato). Juncker ha detto che c'è accordo «per aumentare le risorse del Fmi». Un maggiore intervento di Draghi viene sollecitato anche dal sistema bancario in grave crisi di liquidità. La Germania condiziona gli aiuti all'Italia e agli altri Paesi in difficoltà con l'introduzione di più stringenti controlli sulle politiche di bilancio nazionali. Intende partire subito usando le regole previste limitatamente ai 17 Paesi dell'Eurozona. Berlino pretende però in prospettiva modifiche dei Trattati con l'introduzione di sanzioni automatiche e altre rigide penalizzazioni per gli Stati con conti pubblici fuori controllo. L'asse franco-tedesco, in caso di opposizioni, procederebbe solo con l'Italia e gli altri Paesi favorevoli attuando una «cooperazione rafforzata». Il via libera alla nuova governance porterebbe aperture tedesche sull'aumento del fondo salva Stati, sul maggior coinvolgimento anti-crisi della Bce e sulle emissioni di eurobond. L'Eurogruppo ha anche sbloccato la sesta tranche di aiuti alla Grecia.
 

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