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Bruxelles concede al Regno Unito una Brexit flessibile

Dopo un fine settimana di trattative, i Ventisette hanno accettato ieri a livello diplomatico di rinviare nuovamente l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, dal 31 ottobre al 31 gennaio. È la terza volta che i Ventisette sono costretti a prorogare la permanenza della Gran Bretagna nell’Unione, in attesa della ratifica definitiva dell’accordo di divorzio da parte di Londra. Il nuovo rinvio pone la questione del commissario inglese nella nascente Commissione europea.

Nel documento che le cancellerie dovranno approvare in queste ore per procedura scritta è precisato che in attesa del divorzio il Regno Unito continuerà ad essere un Paese membro e dovrà quindi nominare un proprio rappresentante nella Commissione von der Leyen. Quest’ultima potrebbe entrare in carica non più il 1° novembre, ma il 1° dicembre o il 1° gennaio. Brexit, invece, potrà avvenire prima del 31 gennaio, ossia il primo giorno del mese successivo alla ratifica da parte di Londra e Bruxelles. Sempre nel documento, i Ventisette ricordano che la Gran Bretagna deve continuare a dimostrare «sincera cooperazione» nei confronti dei suoi partner.

La decisione dei Ventisette non è stata facile da raggiungere. Riuniti venerdì a Bruxelles, i rappresentanti diplomatici non erano riusciti a trovare un’intesa sulla durata della proroga. La Francia si era opposta a un rinvio fino al 31 gennaio, per paura di ridurre la pressione su Londra in vista di una rapida approvazione dell’accordo di recesso. A fare cambiare idea a Parigi sarebbe stata, oltre alle pressioni dei partner, anche la ferma intenzione del premier Boris Johnson di ottenere elezioni anticipate in dicembre. Ieri un primo voto in tal senso non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi a Westminster. È probabile che il premier opterà per un’altra procedura, la quale richiede la maggioranza semplice. Nel frattempo, sempre ieri il leader brexiteer ha esortato i Ventisette a precisare che la proroga fino al 31 gennaio è l’ultima possibile.

Finora Westminster ha approvato l’intesa di divorzio solo in via preliminare. Mancano all’appello numerose leggi attuative. In passato, Johnson aveva respinto l’ipotesi di nominare un proprio commissario. Ciò detto, è anche vero che in passato aveva altresì respinto l’idea di chiedere un rinvio di Brexit, cosa che invece è stato costretto a fare. Nei documenti che la Ue deve approvare per iscritto, è «fermamente» precisato che l’accordo di recesso non è rinegoziabile. Quest’ultima presa di posizione è indirizzata soprattutto ai laburisti che vorrebbero riaprire l’intesa appena modificata (si veda Il Sole 24 Ore del 18 ottobre). Anche in aprile i Ventisette avevano escluso una nuova trattativa, per poi accettare di rinegoziare con il premier Johnson. Tuttavia, il linguaggio ai tempi era meno forte di quello usato ieri. Intanto la Corea del Sud ha ratificato un nuovo accordo di libero scambio con il Regno Unito che entrerà in vigore non appena quest’ultimo lascerà l’Unione.

Beda Romano

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