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E a Bruxelles c’è la mediazione sui conti italiani

Assalto respinto, i falchi non portano a casa lo scalpo dell’Italia. Ma la battaglia in seno alla Commissione europea è stata dura. Alla fine – dopo tre ore di confronto – ha mediato il presidente Jean-Claude Juncker e lo scontro è rinviato di qualche mese, all’autunno. Sarà duro, anche perché ieri per la prima volta gli ortodossi delle regole Ue hanno legato il dossier dei conti pubblici a quello delle banche. Tuttavia per ora il governo può tirare un sospiro di sollievo. In ballo non c’era il via libera ai conti per il 2017, scontato da settimane, ma i futuri impegni per l’Italia.
La Commissione era chiamata ad approvare le raccomandazioni su tutti i Paesi con i giudizi su conti ed economia in generale. Ma lunedì durante il meeting dei capi di gabinetto di Bruxelles un’offensiva dei falchi ha fatto slittare il pacchetto. Ieri dunque c’è stata la resa dei conti politica tra commissari e i testi arriveranno nei prossimi giorni. Da un lato i commissari del Partito popolare, i liberali e in generale dell’Europa centro-orientale capitanati dai vicepresidenti Dombrovskis e Katainen. Chiedevano un’applicazione rigida delle regole sui conti e tra i sette Paesi interessati – tra cui Francia, Spagna e Portogallo – come terreno dell’offensiva per tenere a bada tutti hanno scelto l’Italia, politicamente ed economicamente più fragile degli altri. Preda perfetta per mandare un segnale in vista delle elezioni tedesche di settembre. Sul fronte opposto i commissari socialisti e quelli del Sud guidati da Mogherini e Moscovici.
Respinta la posizione dei “falchi” che volevano un richiamo al bail in per le nostre banche
E così la prima sortita, probabilmente tattica, per alzare la posta, per chiedere una nuova manovra correttiva al governo da 4 miliardi, la seconda del 2017 dopo quella da 3,4 miliardi di aprile. Soldi che per i falchi andavano recuperati per il venir meno della porzione di flessibilità concessa a Roma nel 2016 legata agli investimenti, i cui parametri non sono stati rispettati. Assalto respinto. Lo scontro si è però spostato sulle banche, con i rigoristi che chiedevano di inserire nelle raccomandazioni sull’Italia un richiamo all’applicazione rigida delle regole Ue per i nostri istituti: la minaccia di mandare in fallimento le banche in crisi, a partire dalle venete, con la piena applicazione del bail in. Secondo assalto respinto.
Quindi il vero obiettivo dei falchi: impedire sconti sul risanamento del 2018 per l’Italia e gli altri. Da un lato l’esigenza dei rigoristi di tenere a bada il pericoloso debito italiano e di preservare la credibilità delle regole in vista della fine del quantitative easing della Bce. Dall’altro la volontà delle colombe di non mettere in difficoltà governi, come quello italiano, impegnati in una lotta quotidiana contro i populisti di casa. Dombrovskis ha chiesto di scrivere nelle raccomandazioni che in ottobre nella Legge di bilancio l’Italia debba tagliare il deficit per almeno 10 miliardi, lo 0,6% del Pil. Un modo per evitare sin da oggi sconti. Moscovici ha invece insistito perché il target venisse subito dimezzato, 0,3%, 5 miliardi, in modo da forzare i governi rigoristi ad accettare la modifica dei criteri Ue sul risanamento. Dopo una dura discussione è intervenuto Juncker che salomonicamente ha deciso che nessuna cifra verrà indicata nei documenti, lasciando margine ad ulteriori negoziati per limare gli interventi d’autunno. O con un cambio di regole accettato da tutte le capitali e valido per tutti i Paesi, o con negoziati bilaterali che concedano singoli bonus per via di inflazione e crescita al di sotto delle aspettative.
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