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Bruxelles boccia il condono per i contanti non dichiarati

I conti non tornano, il Draft budgetary plan italiano, la bozza della manovra approvata sabato dal Consiglio dei ministri, ieri sera non era ancora arrivato a Bruxelles, come invece previsto dalle regole. Con la Commissione europea che aspettava il testo entro la mezzanotte e che nella migliore delle ipotesi lo troverà nelle caselle e-mail all’alba di oggi. E intanto dal provvedimento spunta una nuova fonte di entrate: la voluntary disclosure anche sui contanti sottratti al fisco, con un’aliquota forfettaria massima del 35%.
Il tutto mentre in un primo momento è emerso che le misure approvate dal governo non erano coperte, mancavano i soldi. Nel fine settimana, quando a Roma erano già arrivati gli strali di Bruxelles perché l’Italia si era allargata sul deficit, le entrate sono state trovate aumentando le misure una tantum. Ieri il nuovo problema: per l’Unione le “one off” sono troppe, inaccettabili. Per coprire le misure strutturali volute da Matteo Renzi servono entrate strutturali. Un problema di non poco conto, visto che le risorse non permanenti alzano il deficit strutturale, parametro sul quale si basano i giudizi di Bruxelles.
Dopo che nel fine settimana la Commissione aveva fatto riservatamente capire al governo che la manovra rischia di essere bocciata subito, il 30 ottobre, senza passare nemmeno il primo esame preliminare, ieri sono iniziati i contatti “costruttivi” — ovvero negoziali — ai massimi livelli politici. Con Roma che ha dovuto riscrivere la composizione della manovra. Bruxelles ha quindi confermato pubblicamente che «i numeri non sono quelli che avevamo concordato», riferimento al deficit nominale al 2,3% anziché al 2,2, limite massimo fissato nelle scorse settimane da Juncker nei colloqui riservati con Renzi. Ora si negozia, dunque, e per questo la Commissione almeno pubblicamente abbassa i toni: «Aspettiamo di leggere i documenti e vedere come sono giustificati gli scostamenti, non c’è volontà di alimentare tensioni con l’Italia».
Per ora Padoan, che ha avuto contatti con il commissario Pierre Moscovici, tiene la barra al 2,3%. Si aspetta il summit di giovedì e venerdì a Bruxelles, durante il quale Renzi darà battaglia. «Porterà lo scontro all’estremo — spiegano fonti governative — poi deciderà se mollare qualcosa o no». Il Tesoro spera ancora di convincere la Ue sul 2,3% migliorando la “qualità” delle misure e delle coperture (lavoro che ha determinato il ritardo della notifica alla Ue della manovra). Ma se sarà impossibile Roma cambierà il target del deficit approvato giusto sabato scorso dal governo per evitare una pesante condanna europea.
E così ieri al Tesoro si è scritta e riscritta la manovra fino a notte. Palazzo Chigi non vuole rinunciare alle promesse inserite nelle slide di sabato: soldi a pioggia per scuola, famiglia, poveri, statali, imprese, giovani. E per farlo è disposto a tutto sul fronte delle coperture. Con il risultato che il testo della legge di bilancio ancora non c’è. E rischia di non esserci neanche giovedì, data limite per l’invio al Parlamento, dove potrebbe arrivare lunedì 24. D’altro canto, le ambizioni della finanziaria si alzano di ora in ora. Sul fronte dei dipendenti pubblici, ad esempio, lo scontento sui 900 milioni stanziati per il rinnovo del contratto (neanche 30 euro di aumento lordo al mese, si stima) potrebbe essere placato da 400 milioni extra per la riapertura dei concorsi e l’assunzione di 10 mila precari, tra giustizia, forze armate, cultura. Pochi per la Uil che ne calcola 80 mila. E anche per la Cisl: «Una miliardata è insufficiente», ammette la leader Annamaria Furlan.

Valentina Conte e Alberto D’Argenio

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