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Bruxelles. Battaglia in Europa per difendere il credito. Il clamoroso flop dei vecchi soci Veneto Banca va ad Atlante

Si chiama Edis, ed è il nuovo scoglio che le banche italiane si trovano a superare nel mare della crisi economica aggravata dalla regolamentazioni europee. All’Ecofin di un paio di settimane fa la discussione sull’ European deposit insurance scheme , Edis appunto, era all’ordine del giorno: una partita di vitale importanza dove l’Italia si trova – ancora un volta – a giocare in salita. In ballo c’è la creazione di un fondo europeo di tutela dei depositi, che dovrebbe prendere le mosse il 3 luglio 2017 e andare a regime il 3 luglio 2024.

Allargamento

In buona sostanza è l’estensione del principio del Fondo interbancario di tutela dei depositi – che in Italia interviene in caso di dissesto di una banca con un intervento consortile da parte di tutti gli altri istituti partecipanti al sistema – all’intera Unione europea. La Germania si sta fermamente opponendo alla creazione del fondo. A Berlino le banche italiane godono di modesta reputazione e le autorità tedesche non vogliono partecipare alla creazione di un fondo che, a loro sentire, servirà solamente a salvare le banche italiane. Non vogliono condividere i rischi. E la Germania, in questa battaglia di principio («Quando si dice che è per principio, è per i soldi», cantava Enzo Jannacci), è affiancata dalla Finlandia e dall’Olanda, che fino a fine mese occupa la presidenza dell’Ecofin. La presidenza olandese ha fatto molto per bloccare o perlomeno rallentare la creazione di questo fondo, ma qualcosa potrebbe cambiare dal primo luglio, con la presidenza della Slovacchia. Il problema, al di là della bandiera, è più ampio. Se è vero che i bilanci delle banche italiane sono piombati da centinaia di miliardi di euro di Non performing loans , ovvero prestiti che non vengono restituiti, le banche tedesche rivelano una posizione critica nei riguardi degli investimenti in strumenti derivati e, con le francesi, appaiono molto esposte nei confronti della shipping finance , i finanziamenti nei riguardi dell’industria navale. Un’industria a rischio. Nel dossier Edis è poi prevista anche la revisione delle norme sugli investimenti, da parte degli istituti di credito, in titoli di stato. Anche in questo caso è la Germania a guidare il plotone: Berlino vuole spezzare il link residuo tra banche e stati, imponendo o di prezzare i titoli di stato in portafoglio oppure di introdurre un cap agli investimenti. In entrambi i casi una norma capace di mandare all’aria il bilancio dello Stato italiano, visto che i Btp riempiono i portafogli di banche e assicurazioni. Anche per questo il ministro Pier Carlo Padoan e il presidente del consiglio Matteo Renzi si stanno battendo con estrema decisione contro il provvedimento. Al loro fianco, i paesi dell’Est, quelli mediterranei, per quel che ancora conta la Gran Bretagna. Ma la battaglia è severa e la lunga crisi, come ha evidenziato un osservatore «ha scatenato comportamenti molto poco europei da parte degli stati membri, che oggi guardano molto più all’interesse nazionale rispetto al raggiungimento di un obiettivo comune e più ampio». Le banche italiane a Bruxelles si difendono come possono. Le due maggiori sono presenti direttamente. Intesa Sanpaolo è presente nella capitale belga dal 1963: fu Giordano Dell’Amore ad aprire l’ufficio di rappresentanza della allora Cariplo, che da oltre mezzo secolo segue i rapporti con la comunità e che oggi Intesa Sanpaolo, erede anche di Cariplo, ha affidato a Francesca Passamonti.

Unicredit invece è a Bruxelles da tempi più recenti e si affida a Costanza Bufalini, responsabile European Institutional & regulatory affairs per la banca di piazza Gae Aulenti. Bufalini oltre al coordinamento a livello di sede centrale coordina l’ufficio di Bruxelles dove lavorano quattro persone e il cui responsabile è Peter Rieger.

Rappresentanze

L’Abi, l’associazione bancaria italiana, dopo aver ritirato l’ufficio, da circa un anno ha indicato in Federico Cornelli, un passato in Federcasse, Consob e Bnl, il responsabile dei rapporti con l’Unione europea con l’incarico di Head Eu regulatory affairs . Una scelta imposta dalle penalizzazioni che la normativa sul Bail-in ha causato alle banche italiane. Passamonti, Bufalini e Cornelli ovviamente non possono partecipare ai lavori di parlamento, consiglio e commissione: in totale trasparenza dialogano con la rappresentanza italiana presso la Ue, che gestisce i rapporti con il consiglio. Il governo italiano dall’arrivo di Carlo Calenda, oggi rientrato a Roma, ha imposto una posizione negoziale più forte. Ce n’è bisogno. Anche perché, alla luce del referendum britannico favorevole all’uscita dall’Unione Europea (Brexit), appare chiaro che nulla sarà più come prima. E la posizione italiana, oggi, vale di più nella contrapposizione alle rigidità tedesche.

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