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Bruxelles all’Italia “Subito impegni più precisi sul debito”

Bene la promessa del ministro Padoan di varare la manovra correttiva da 3,4 miliardi, ma le sole parole per Bruxelles non bastano. Per evitare una procedura d’infrazione europea serve qualcosa di più, l’approvazione delle prime misure e un calendario pubblico e dettagliato delle restanti. Si chiude così la prima delle giornate cruciali per i conti pubblici italiani. Ora proseguiranno i negoziati riservati tra governo e Commissione in attesa della prossima, ancor più decisiva, tappa: la pubblicazione del rapporto sul debito pubblico italiano al momento ufficiosamente prevista per il 22 febbraio. Ieri il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha pubblicato le previsioni economiche d’inverno. Su Roma, ha spiegato, continuano a pesare «l’incertezza politica, il populismo anti-europeo, e la lenta ristrutturazione del settore bancario» che «pongono rischi al ribasso per la crescita ». Per Bruxelles quest’anno l’Italia crescerà dello 0,9%, stessa cifra pronosticata a novembre, e nel 2018 dell’1,1%. Se da un lato giovano i tassi di interesse bassi e la domanda esterna, dall’altro restano i pericoli legati alle debolezze strutturali del Paese. Non a caso il resto dell’eurozona cresce di più, con una media dell’1,7% nonostante i «rischi eccezionali» causati da Trump, dalle prossime tornate elettorali nel Vecchio Continente e dall’esito incerto dei negoziati sulla Brexit. Sul fronte del deficit la Commissione conferma che quello italiano nel 2017 sarà al 2,4% del Pil e nel 2018 salirà al 2,6%, «anche per il minor carico fiscale ». Il debito quest’anno arriverà al 133,3% del reddito nazionale. Per questo la Commissione continua a chiedere 3,4 miliardi di correzione dei conti. Bruxelles giudica «positivamente l’impegno del governo a prendere misure addizionali pari allo 0,2% del Pil entro aprile», ma per ora non può tenerne conto in quanto aspetta «dettagli sufficienti a valutare le specifiche disposizioni che saranno approvate». Dunque con l’incertezza sulla durata del governo e l’acceso dibattito politico sulla manovra, prima di prendere per buone le promesse italiane la Ue vuole che l’esecutivo Gentiloni adotti le prime decisioni concrete e fornisca un dettagliato calendario sulle altre. Se Moscovici ha precisato che non ci sono ultimatum, è chiaro che quanto finora promesso da Padoan non basta a tranquillizzarlo. Il giorno del giudizio dovrebbe essere il 22 febbraio, quando Bruxelles pubblicherà il rapporto sul debito italiano previsto dall’articolo 126.3 del Trattato. Se allora l’Italia non si sarà mossa, la relazione non potrà che essere negativa. La data però non è ancora ufficiale: nel caso a Bruxelles arrivassero decisioni sugli specifici provvedimenti per correggere i conti, il rapporto potrebbe essere rinviato di poche settimane per consentire a Roma di attuarli e chiudere con il lieto fine. Ma anche se la pagella arrivasse il 22, e fosse una bocciatura, Bruxelles potrebbe rallentare i tempi per raccomandare ai ministri delle Finanze dell’Unione l’apertura della procedura in modo da pressare il governo e costringerlo ad approvare subito gli interventi richiesti, così da evitare il traumatico provvedimento contro Roma. Non a caso ieri Moscovici ha affermato: «Incoraggiamo il governo ad adottare le misure al più presto». E il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che il quantitative easing della Bce non durerà per sempre (l’inflazione dell’eurozona salirà all’1,7%) e per questo «i paesi con il debito elevato devono ridurlo per diventare più resilienti agli shock economici». Ma ce n’è uno che per Moscovici sarebbe imparabile, l’addio di Parigi all’euro e all’Unione caldeggiata da Marine Le Pen: «Sarebbe una tragedia per l’eurozona e una catastrofe per la Francia, la fine del progetto europeo».

Alberto D’Argenio

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