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Bruxelles all’Italia: rischio di aumento strutturale del debito

In un contesto di drammatica recessione economica, la Commissione europea ha messo l’accento ieri sul rischio di nuovi pericolosi squilibri nazionali nella zona euro. Lo sguardo corre in particolare al debito pubblico italiano, destinato ad aumentare fortemente tra il 2019 e il 2020. La preoccupazione di Bruxelles si tocca con mano tanto più che il governo italiano sta adottando misure economiche che rischiano di pesare nel tempo sulle finanze pubbliche e quindi sull’economia.

«Rischi di squilibrio sembrano essere in aumento negli Stati membri che già presentavano squilibri prima della pandemia influenzale», ha osservato l’esecutivo comunitario in un annuale rapporto sulle politiche nazionali. La Commissione europea quindi si prefigge di stilare nuove relazioni sugli squilibri macroeconomici in 12 paesi, gli stessi dell’anno scorso: Croazia, Cipro, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Olanda, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia.

Afflitta da uno squilibrio ritenuto «eccessivo», l’Italia è fonte di preoccupazione per una bassa produttività e un elevato debito pubblico. Nelle sue ultime stime economiche, Bruxelles si aspetta che l’indebitamento aumenti dal 134,7% nel 2019 al 159,6% del Pil nel 2020. In buona sostanza si tratta di un incremento del debito pubblico di oltre 20 punti percentuali in un anno. Bruxelles ha dato il via libera all’uso del denaro pubblico per sostenere l’economia, ma vorrebbe che le misure fossero temporanee.

«Alcune misure previste nelle Finanziarie 2021 di Francia, Italia, Lituania e Slovacchia – spiega Bruxelles – non sembrano essere temporanee o accompagnate da misure compensative (…) per il Belgio, la Francia, la Grecia, l’Italia, il Portogallo e la Spagna, dato il livello del loro debito pubblico e le elevate sfide di sostenibilità a medio termine prima dello scoppio della pandemia, è importante garantire che, nell’adottare misure di sostegno al bilancio, la sostenibilità a medio termine sia preservata».

Non si tratta di un giudizio sulla bontà delle misure, ma sulla loro sostenibilità. Ha precisato il vicepresidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis: «In Italia, queste misure permanenti comprendono il taglio dei contributi previdenziali nelle regioni più povere, l’estensione del credito d’imposta sul reddito da lavoro, l’introduzione di un bonus per le famiglie, nonché le maggiori risorse destinate ai ministeri e ad altri servizi pubblici». In tutto, oltre l’1% del Pil nel 2021.

Nota ancora Bruxelles: «L’Italia è invitata a riesaminare regolarmente l’uso, l’efficacia e l’adeguatezza delle misure di sostegno e ad essere pronta ad adattarle, se necessario, al mutare delle circostanze». La Commissione è consapevole della necessità di aiutare l’economia con la mano pubblica, ma teme che il debito italiano aumenti strutturalmente a causa della pandemia influenzale. A rischio non sarebbe solo la sostenibilità dello stock di indebitamento, ma anche il futuro della crescita economica.

Nei giorni scorsi in una intervista a La Repubblica, David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, ha accennato alla possibilità di cancellare il debito pubblico sottoscritto per via dell’epidemia. Il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni ha rimesso ordine nella discussione tutta italiana: «Non credo che i debiti si cancellino: il problema sarà fare una discussione in futuro, quando la situazione sarà meno incerta, sul modo in cui rivedere le regole di bilancio».

In questo contesto, il bilancio comunitario 2021-2027 a cui è associato il Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro diventa cruciale per evitare un eccessivo indebitamento di diversi paesi membri. Ungheria e Polonia stanno frenando l’adozione del pacchetto finanziario perché infelici della decisione di legare l’esborso dei fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto. «Urge un rapido accordo politico» in modo da avere «un’ancora finanziaria in questa tempesta», ha ammonito Valdis Dombrovskis.

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