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Bruxelles all’Italia: nuovi sforzi nel 2014 Il Tesoro: obiettivi ok, niente manovra

La temuta, e annunciata, bocciatura del governo sui conti pubblici non c’è stata. La Commissione europea, dopo un acceso dibattito interno, ha deciso di dare credito all’Italia e di sospendere il giudizio sulla tenuta di deficit e debito pur mettendo in luce il rischio che i conti italiani si discostino dagli impegni presi e sottolineando l’opportunità di misure correttive già nel 2014. Le raccomandazioni di Bruxelles per la politica economica degli stati membri dell’Ue si traduce per il nostro Paese in una sospensione di giudizio che rappresenta di fatto un’apertura di credito alle promesse del governo. Anche la richiesta italiana di rinviare al 2016 il pareggio di bilancio non raccoglie né un sì, né un no.

Il senso dell’atteggiamento europeo verso la politica economica del premier Matteo Renzi, la cui vittoria elettorale ha evidentemente pesato sul giudizio dei commissari, è riassunta in una dichiarazione del responsabile per gli affari economici Olli Rehn: «Se la ripresa economica è debole, si possono riconsiderare gli obiettivi di medio termine. Ma un rinvio non metterebbe l’Italia in buona posizione rispetto alle regole che ha sottoscritto e che ha inserito nella Costituzione. Il Paese può’ ridurre lo sforzo di consolidamento, ma e’ rischioso fare affidamento sul clima dei mercati».
Il governo, che fino all’ultimo ha temuto una bocciatura molto più netta, ha motivo di ritenersi soddisfatto ed esclude già da ora la necessità di una manovra correttiva. Gli obiettivi di bilancio «saranno raggiunti senza ulteriori interventi», spiega un comunicato del ministero dell’Economia secondo cui il rapporto della Commissione è «una chiara conferma ed un supporto al programma di riforma avviato dal governo e un invito a proseguire speditamente». «Debito alto, lo sapevamo: acceleriamo riforme e privatizzazioni per ridurlo in modo sostenibile», twitta il ministro Pier Carlo Padoan. E non c’è dubbio che lo slancio riformatore impresso da Renzi abbia impressionato favorevolmente Bruxel- les che da tempo chiedeva una serie di interventi strutturali, ora in larga parte inseriti nel Programma nazionale di riforme. «La Commissione europea — ha detto ancora Olli Rehn — appoggia fortemente il piano di riforme del governo italiano».
L’Europa dunque prende tempo, in attesa di vedere se la scommessa di Renzi e Padoan su una ripresa della crescita per effetto delle riforme si concretizzerà. Ma questa sospensione di giudizio non impedisce all’esecutivo comunitario di tracciare un’analisi severa della situazione e di insistere ancora una volta sul lungo elenco delle misure necessarie per superare l’anomalia italiana. Il rapporto denuncia «l’emergere di uno scarto rispetto ai requisiti del patto di stabilità e crescita, in particolare alla regola della riduzione del debito». E chiede di «rafforzare le misure di bilancio» già nel 2014, pur senza indicare esplicitamente quale sia il divario da colmare.
Quanto alle riforme da fare, l’elenco è sempre lungo. Sul fronte della politica fiscale, secondo Bruxelles «c’è ancora margine per spostare ulteriormente il carico fiscale verso i consumi, i beni immobili e l’ambiente, nel rigoroso rispetto degli obiettivi di bilancio ». La Commissione chiede «una revisione delle aliquote ridotte dell’Iva e delle agevolazioni fiscali dirette», «una revisione dei valori catastali in linea con gli attuali valori di mercato che renderebbe più equa l’imposta annuale sui beni immobili». E chiede di «rafforzare la prevedibilità del fisco, semplificando le procedure, migliorando il recupero dei debiti fiscali e modernizzando l’amministrazione fiscale». Infine occorrono « misure risolute contro l’evasione fiscale, l’economia sommersa e il lavoro irregolare ».
Sul fronte della politica economica, l’Europa ci domanda di «portare a compimento l’ambizioso piano di privatizzazioni; attuare un aggiustamento di bilancio favorevole alla crescita basato sui significativi risparmi annunciati che provengono da un miglioramento duraturo dell’efficienza e della qualità della spesa pubblica a tutti i livelli di governo, preservando la spesa atta a promuovere la crescita, ossia la spesa in ricerca e sviluppo, innovazione, istruzione e progetti di infrastrutture essenziali». Infine un richiamo a rafforzare la lotta alla corruzione «che continua a incidere pesantemente sul sistema produttivo dell’Italia e sulla fiducia nella politica e nelle istituzioni ».
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