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Bruxelles accelera sul pacchetto-Npl

Dopo la pausa natalizia è già tornata d’attualità l’annosa questione creditizia. La Commissione europea ha preparato un atteso rapporto sui progressi nella riduzione delle sofferenze bancarie in vista di una riunione ministeriale prevista la settimana prossima. L’obiettivo dichiarato di Bruxelles è di giungere a un accordo su una garanzia unica dei depositi entro metà anno, pur di completare l’unione bancaria; ma perdurano le incomprensioni tra i paesi membri.
La relazione dell’esecutivo comunitario è un primo rapporto semestrale voluto dall’Ecofin in estate dell’anno scorso. Il documento, che dovrebbe essere pubblicato ufficialmente nei prossimi giorni, nota che vi è stata una riduzione delle sofferenze bancarie, in particolare in alcuni paesi, ma che la situazione resta complicata. Secondo gli ultimi dati, nove paesi membri hanno ancora un rapporto tra crediti erogati e crediti in sofferenza sopra al 10%. Mentre in 10 Paesi il ratio è inferiore al 3%.
Già nelle scorse settimane, l’esecutivo comunitario aveva sottolineato gli sforzi italiani in questo campo, con l’accordo relativo al Monte dei Paschi di Siena e la soluzione trovata per due banche venete: la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. In filigrana, il rapporto lascia intendere che i paesi ancora in ritardo – come l’Italia – dovrebbero approfittare della ripresa economica per accelerare il processo di riduzione degli stock di crediti in sofferenza.
In marzo, Bruxelles dovrebbe pubblicare attese misure sempre con l’obiettivo di ridurre le sofferenze. Almeno quattro i filoni nel mirino dell’esecutivo comunitario: la nascita di veicoli con cui gestire i crediti in sofferenza (asset-management companies); nuove regole sull’insolvenza; misure per promuovere mercati secondari sui quali vendere titoli di cattiva qualità; e nuovi cuscinetti finanziari per compensare futuri non-performing loans (come chiesto dai ministri delle Finanze nell’estate scorsa).
Interpellata dal Sole, la portavoce della Commissione Vanessa Mock ha spiegato: «L’esecutivo comunitario sta mettendo in opera il piano d’azione deciso dall’Ecofin. In questo contesto, abbiamo messo enfasi sul completamento dell’unione bancaria. Tra le altre cose, abbiamo suggerito, per giungere a un accordo su una garanzia unica dei depositi, di effettuare una analisi sulla qualità degli attivi di bilancio. Notiamo grande sostegno dei Paesi membri per questa idea».
Il tema rimane fonte di tensioni. La scelta della Banca centrale europea di introdurre nuove regole più restrittive sugli accantonamenti per nuove sofferenze ha creato parecchio malumore, soprattutto in Italia. In preparazione della riunione ministeriale della settimana prossima, i direttori dei Tesori nazionali hanno tenuto nei giorni scorsi una discussione qui a Bruxelles. Secondo alcuni resoconti, il confronto tra i governi è stato acceso.
Alcuni paesi (Belgio, Olanda, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia) hanno chiesto una ulteriore riduzione dei rischi bancari prima di adottare una garanzia unica dei depositi, notando come la generosissima politica monetaria stia sostenendo le banche e proponendo obiettivi cifrati di riduzione delle sofferenze. Altri paesi (Francia, Italia, Spagna o Austria) hanno sottolineato come molto sia stato già fatto. «Difficile che l’idea di introdurre obiettivi cifrati possa concretizzarsi», osserva un diplomatico.
Dal canto suo, durante la stessa riunione, il rappresentante della Commissione ha spiegato che l’adozione graduale di una garanzia unica dei depositi – terzo pilastro di una unione bancaria che prevede anche vigilanza creditizia e fondo di risoluzione – non richiede nella sua prima fase alcuna condivisione dei rischi. Il progetto prevede tre fasi: riassicurazione, co-assicurazione, e infine piena assicurazione. Nella prima fase non vi è responsabilità in solido.
La discussione sta avendo luogo mentre sullo sfondo continua a pesare la possibilità di eventuali provvedimenti della Bce sullo stock di sofferenze, e non solo sulle nuove sofferenze. Come detto, il rapporto della Commissione è stato preparato su richiesta dei ministri delle Finanze che terranno la prima riunione dell’anno il 22-23 di gennaio qui a Bruxelles. Sul tavolo vi è anche l’idea di garantire al Fondo europeo di risoluzione bancaria un paracadute finanziario finché lo stesso fondo non sarà a regime.

Beda Romano

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