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Bridgestone, chiusura non più irrevocabile

ROMA — «Ha funzionato un meccanismo di lotta politica e sociale: il boicottaggio ». A rivendicarlo, ieri pomeriggio, all’uscita dal ministero per lo Sviluppo Economico, assediato dai lavoratori della Bridgestone di Bari in festa, è il governatore Nichi Vendola. «Abbiamo ricevuto da parte del board europeo e giapponese della Bridgestone — ha spiegato — le scuse ai lavoratori dello stabilimento barese per le modalità con le quali è stata comunicata la loro scelta. E, a fronte della disponibilità che il governo nazionale, regionale e il Comune di Bari, hanno manifestato a voler discutere tutte le problematiche di mercato e sofferenze del gruppo la Bridgestone ha dichiarato di ritirare l’aggettivo irrevocabile sulla decisione di chiudere ». Uno spiraglio di dialogo si è aperto così ieri a Roma per il salvataggio dello stabilimento che occupa 950 lavoratori.
E positiva è la valutazione sull’incontro del ministro Corrado Passera: «È stata una riunione utile con un risultato serio. La Bridgestone ci ha rappresentato le difficoltà nella sostenibilità dei costi energetici e di posizionamento. Ci sono parse comprensibili, ma irresponsabile non valutare tutte le misure per poter rivedere le decisioni prese». Temi che saranno affrontati dal tavolo tecnico convocato già il 5 aprile al ministero. Un risultato che solleva il sindaco Michele Emiliano: «C’era una sentenza di morte che ora è stata ritirata ma, certo, non è ancora il momento di abbassare la guardia ».
Mentre, da subito, saranno deposte le armi della campagna «Boycott Bridgestone ». Che secondo Vendola ha colpito nel segno: «L’avevamo fatto per amore di una fabbrica che è casa nostra ma ora, a confronto aperto, siamo nelle condizioni di cercare le risposte per le problematiche che la Bridgestone porrà all’interno dei tavoli tecnici». All’orizzonte interventi di sostegno per mano pubblica? «Non siamo un bancomat ma dinanzi a serie politiche industriali — avverte Vendola — siamo pronti a discuterne e a mettere a disposizione risorse pubbliche. Considereremo i punti di criticità che l’azienda ci sottoporrà e vedremo come poter intervenire». E che la vicenda Bridgestone abbia destato attenzione lo dimostra, una volta di più, la decisione di disertare il festival Bif&st da parte di Adriano Celentano, in segno di solidarietà per i lavoratori.
Se non il conto, tuttavia, la Bridgestone, riferisce Federico Pirro della task force pugliese per l’occupazione, ha già rappresentato tre ipotesi destinate a essere oggetto di negoziazione. Ovvero la conversione radicale delle capacità produttive con l’introduzione di 30 nuove linee di assemblaggio per prodotti di alta gamma, a fronte di 135 milioni di euro di investimenti con 110 unità lavorative in più o, ancora, la conversione parziale con 10 nuove linee per 40 milioni di investimento e con un esubero di 120 unità. L’ultima soluzione, senza un euro di investimenti, lasciare tutto com’è ora e mandare a casa 300 lavoratori.

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