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Brexit, Theresa May apre all’ipotesi di proporre un secondo referendum

Anche la pioggia ostacola Brexit: ieri le attività parlamentari sono state sospese perché la Camera dei Comuni si è allagata dopo un violento nubifragio. Il clima all’interno del partito conservatore sarà ancora più tempestoso se la premier Theresa May, dopo la controversa decisione di negoziare con l’opposizione laburista, toglierà il veto a un secondo referendum.
L’opzione di una seconda consultazione è stata discussa ieri nei negoziati tra Governo e partito laburista per trovare un compromesso, definiti «dettagliati e produttivi». Secondo voci credibili, la May sarebbe ora disposta a contemplare l’idea di un voto e lo avrebbe scritto in una lettera al leader dell’opposizione Jeremy Corbyn.
Sarebbe un segnale importante della volontà della premier di sbloccare l’impasse, dato che finora la May è stata fermamente contraria all’ipotesi di un secondo voto dichiarando che sarebbe un «tradimento della volontà espressa dagli elettori» nel giugno 2016.
Poche ore prima il cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond aveva definito un secondo referendum «una proposta del tutto credibile». Diversi ministri conservatori sono però contrari e potrebbero minacciare le dimissioni.
Anche il partito laburista è spaccato sulla questione. Numerosi deputati laburisti, guidati dal numero due del partito Tom Watson, spingono per dare l’ultima parola agli elettori, date le divisioni interne al Governo e l’incapacità del Parlamento di concordare una soluzione.
Ieri però 25 deputati hanno inviato una lettera a Corbyn esortandolo a non accettare un secondo referendum che secondo loro «dividerebbe il Paese, porterebbe a ulteriore incertezza per le imprese e ridurrebbe le nostre chance di vittoria alle urne». Corbyn è notoriamente tiepido sull’idea di un altro referendum e preferirebbe elezioni anticipate.
Il Parlamento non è stato “prenotato” per un altro round di votazioni lunedì, segnale che la May sembra orientata a proseguire i negoziati con il partito laburista invece di ripresentare per la quarta volta l’accordo negoziato con la Ue che i deputati hanno respinto già tre volte.
La Camera dei Lord ieri ha dibattuto il disegno di legge che costringerebbe il Governo a chiedere un lungo rinvio all’Unione Europea per evitare un no deal. Il disegno di legge, proposto dalla laburista Yvette Cooper, era stato approvato dal Parlamento in terza lettura per un solo voto – 313 a 312 – a mezzanotte di mercoledì.
I sostenitori di Brexit hanno protestato per la rapidità con cui ha passato tutti i vari stadi. Il dibattito ai Lord è stato molto vivace, con alcuni pari del Regno che hanno accusato Cooper di «vandalismo costituzionale» e hanno prolungato il dibattito fino a tarda sera nel tentativo di boicottare il disegno di legge. Si prevede però che sia approvato.
Downing Street ha dichiarato che la legge renderebbe più probabile «un no deal accidentale» perché impedirebbe infatti alla premier di raggiungere un nuovo accordo con i leader Ue al summit della settimana prossima.
Una soluzione va trovata entro il 12 aprile, la nuova data di Brexit, e un eventuale rinvio deve essere approvato all’unanimità dai leader dei 27 al summit Ue della settimana prossima. Secondo l’ufficio della premier però la nuova legge impedirebbe alla May di siglare un nuovo accordo con la Ue il 10 aprile perché la costringerebbe a tornare a Westminster per ottenere il via libera del Parlamento alla nuova data.
Ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita ufficiale in Irlanda, ha ribadito che farà di tutto «fino all’ultimo momento» per evitare un no deal, mentre il premier Leo Varadkar ha ricordato che «qualunque ulteriore rinvio richiede un piano credibile e realistico» e spetta a Londra trovare una soluzione.

Nicol Degli Innocenti

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