Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Brexit subito e niente tasse in più, Johnson risponde a Corbyn

Due promesse chiare e mirate dritte al cuore degli elettori conservatori: niente aumenti delle tasse e Brexit «prima di Natale». Il manifesto Tory, presentato in vista del voto del 12 dicembre, è in netto contrasto con le radicali proposte dell’opposizione laburista di nazionalizzazioni e stangata fiscale sui ricchi e sulle imprese.

L’impegno principale dei conservatori, sul quale Boris Johnson ha puntato tutte le sue carte, è quello di portare la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea in tempi rapidi. Il premier ha confermato ieri l’intenzione, in caso di vittoria, di ripresentare in Parlamento l’accordo di recesso negoziato con la Ue per farlo approvare prima delle feste. Brexit sotto l’albero di Natale è una prospettiva allettante per milioni di elettori frustrati dalle polemiche e dai rinvii sull’uscita dalla Ue. Se i conservatori otterranno la maggioranza dei seggi, come indicano i sondaggi, l’iter parlamentare sarà concluso prima della scadenza prevista di fine gennaio.

Per sottolineare la sua determinazione a «concludere Brexit», Johnson si è impegnato anche a non allungare i tempi del periodo di transizione, che termina il 31 dicembre 2020, durante il quale Londra e Bruxelles dovrebbero concludere un accordo commerciale bilaterale. L’inclusione di questa promessa scritta nel manifesto elettorale è significativa. Gli esperti sono unanimi nel dire che è impossibile negoziare un accordo commerciale così complesso in undici mesi. Alcuni ritengono quindi che Johnson sia pronto a rimangiarsi la promessa fatta, come ha già fatto nel caso di Brexit entro il 31 ottobre «a qualsiasi costo». Altri invece temono che il Governo farà finta di negoziare con la Ue, ma che la vera intenzione del premier sia di andare verso un “no deal” il primo gennaio 2021.

Al di fuori di Brexit, il manifesto conservatore è all’insegna della cautela, con pochi dettagli o politiche precise. La ragione è il timore di ripetere la disastrosa esperienza di Theresa May nel 2017. Anche l’ex premier, come Johnson, aveva fatto la scommessa di indire elezioni anticipate e, a due settimane e mezza dal voto, anche la May godeva di un vantaggio di 13 punti nei sondaggi. Dopo la pubblicazione del manifesto e alcuni passi falsi nell’ultima fase della campagna elettorale il vantaggio Tory era del tutto evaporato e la May si era trovata priva di una maggioranza in Parlamento e fatalmente indebolita come premier.

Johnson ha imparato la lezione e in questa campagna si vede molto ma si sente poco. Gira per il Paese e si fa fotografare con tutti – agricoltori, insegnanti e infermiere – ma parla solo per ripetere le solite frasi, insistendo soprattutto sulla promessa di «get Brexit done».

L’ex premier Tony Blair intanto ha sparato a zero sui due partiti principali ieri, dichiarando che né i Tories né i laburisti si meritano di vincere perché entrambi sono caduti nella trappola di un «populismo sfrenato» e «vendono fantasie irrealizzabili».

Nicol Degli Innocenti

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

In anticipo su alcuni aspetti, ad esempio lo smaltimento dei crediti in difficoltà; in ritardo su a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le materie prime – soprattutto l’oro e il petrolio – sono tornate a regalare soddisfazioni all...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Apprezzamento unanime» per i dati di bilancio e conferma del sostegno all'amministratore delegato...

Oggi sulla stampa