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Brexit, sindaco di Londra chiede secondo voto

Parafrasando il motto di Mao, «la rivoluzione non è un pranzo di gala », si potrebbe dire che la Brexit è una cena senza segreti. Per la seconda volta in sei mesi, un “dinner” riservato fra Theresa May e Jean-Claude Juncker viene bersagliato di rivelazioni, facendo apparire la premier britannica debole e disperata. Questa volta si tratta del pasto della scorsa settimana a Bruxelles a cui ha partecipato anche il capo negoziatore della Ue, Michel Barnier. Secondo indiscrezioni pubblicate dalla
Frankfurter Allgemeine,
la leader conservatrice ne ha approfittato per «implorare l’aiuto» dei suoi commensali per sbloccare la trattativa sull’uscita del Regno Unito dall’Unione. Ed è apparsa «ansiosa, angosciata, scoraggiata».
Secondo l’ex-capo di gabinetto di May, Nick Timothy, la fonte del quotidiano tedesco è Martin Selmayr, potente consigliere di Juncker. «Dopo un costruttivo summit della Ue, ecco un modo di rammentarci che a Bruxelles qualcuno non vuole accordi con noi o vuole punirci», twitta Timothy. Ma Selmayr smentisce: «Falsità. Io e Juncker non abbiamo interesse a indebolire la premier britannica. Piuttosto deve esserci qualcuno a Londra che ha interesse a minare le relazioni fra May e Juncker». Non è la prima volta che una cena fra il primo ministro conservatore e il presidente della Commissione europea viene trafitta dalle indiscrezioni. In aprile, dopo che i due mangiarono insieme a Downing Street, girò voce che Juncker avesse commentato: «Dopo la cena sono dieci volte più dubbioso che sia possibile arrivare a un accordo».
Di certo c’è che il piccolo passo avanti nel negoziato, certificato nei giorni scorsi dal summit Ue, appare assai fragile. Il Labour minaccia di votare con un pugno di Tories ribelli per bloccare l’accordo sulla Brexit, quando l’anno prossimo arriverà davanti al parlamento britannico. E in tal caso sarebbe giusto riproporre la questione al popolo con «un secondo referendum», afferma il sindaco di Londra Sadiq Khan, esprimendo crescente preoccupazione per i piani di varie banche, inclusa la Goldman Sachs, di lasciare la City dopo la Brexit per trasferirsi a Francoforte o altrove sul continente. Finora di «secondo referendum» parlava apertamente soltanto l’ex leader liberaldemocratico Nick Clegg, che lo propone in un libro appena pubblicato. Adesso l’ipotesi comincia a sembrare possibile.

Enrico Franceschini

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