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Brexit: sì all’intesa di Johnson, ma bocciato l’iter accelerato

Un voto a favore e un voto contro e Brexit è “congelata”. L’accordo di Boris Johnson è passato. L’intesa concordata dal premier britannico con l’Unione europea è stata approvata ieri sera dal Parlamento con 329 voti a favore e 299 voti contro. È la prima volta che un accordo su Brexit riceve luce verde dai deputati di Westminster, che avevano bocciato per tre volte il piano di Theresa May.

Il successo del premier, con un margine superiore alle previsioni, non è stato però abbastanza. Il Parlamento poco dopo ha infatti votato contro la proposta di Johnson di approvare l’intero pacchetto nel giro di tre giorni con 322 contrari e 308 a favore.

Il premier ha quindi annunciato la “sospensione” del disegno di legge. Johnson aveva fatto una scommessa ad alto rischio, avvertendo il Parlamento che se non avesse approvato il suo programma super-accelerato avrebbe ritirato l’intesa optando per elezioni anticipate. La sua priorità resta riuscire ad attuare Brexit entro il 31 ottobre come ha ripetutamente promesso. Per poter raggiungere l’obiettivo, il disegno di legge sull’accordo di recesso (Withdrawal Agreement Bill) dovrebbe passare tutti gli stadi in Parlamento entro venerdì e poi andare allo scrutinio della Camera dei Lord.

Ora che i deputati hanno votato contro l’approvazione accelerata, Johnson preferisce non sottoporre affatto la sua proposta di accordo all’approvazione del Parlamento pur di non chiedere alla Ue un rinvio di tre mesi come previsto.

«Non permetterò assolutamente altri mesi così -, ha detto Johnson ieri ai deputati -. Se il Parlamento si rifiuta di permettere che Brexit avvenga e decide di rinviare tutto fino a gennaio o forse oltre, questo Governo non intende continuare. Con grande rammarico devo dire che il disegno di legge sarà ritirato e dovremo procedere con le elezioni».

Secondo fonti di Downing Street, il premier sarebbe però disposto a un breve rinvio “tecnico” se la Ue, che sta prendendo in considerazione la richiesta di allungamento dei tempi ricevuta da Londra, offrisse questa possibilità intermedia di qualche giorno di rinvio invece di qualche mese. La palla passerebbe quindi di nuovo a Bruxelles.

L’opposizione ha definito la strategia del premier «un ricatto infantile». Deputati conservatori e dell’opposizione hanno obiettato che non è possibile scrutinare con attenzione un disegno di legge così complesso e lungo 110 pagine in poche ore. Secondo il leader laburista Jeremy Corbyn si tratta di un «vergognoso tentativo di evitare il dibattito e lo scrutinio dei deputati».

L’ex cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond ha accusato apertamente Johnson di puntare a un “no deal” a fine 2020, dopo un tentativo fittizio di Londra di negoziare un accordo commerciale con la Ue. Per evitare questa trappola il conservatore Hammond ha chiesto un emendamento che stabilisca un meccanismo per impedire un’uscita senza accordo accidentale. Un altro deputato conservatore, Nick Boles, ha chiesto un prolungamento del periodo di transizione di due anni, fino al 2022. Il capo negoziatore Ue Michel Barnier ha dichiarato ieri che i negoziati per un accordo commerciale potrebbero durare «più di tre anni».

Johnson ha ribadito ieri che il periodo di transizione deve finire il 31 dicembre 2020 come concordato con la Ue e che «non sono previsti allungamenti dei tempi».

La legge britannica prevede che passino un minimo di 25 giorni tra la decisione del Parlamento di andare alle urne e la data delle elezioni. La prima data possibile sarebbe quindi il 28 novembre. Anche andare a elezioni anticipate però non è semplice. La legge richiede una maggioranza di due terzi dei deputati, e in settembre i due tentativi precedenti di Johnson di ottenere il via libera del Parlamento erano falliti.

Nicol Degli Innocenti

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