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Brexit senza accordo, anche il fisco italiano si prepara

Dalla Brexit rischi di concorrenza fiscale sleale e corsa contro il tempo su rimborsi di imposta, modifiche contrattuali e riconoscimento delle qualifiche professionali in particolare per gli avvocati. Sono questi alcuni dei punti che emergono dal documento messo a punto dalla presidenza del consiglio dei ministri italiani sul rischio di un’uscita del Regno Unito dall’Unione europea alle 00.00 del 30 marzo prossimo senza accordo (No deal).

Le 39 pagine del documento danno un assaggio delle realtà con cui dovranno fare i conti gli operatori ed è l’inizio di quello che deve essere inteso come un vero e proprio conto alla rovescia per quello che rischia di essere uno tsunami nei rapporti giuridici e fiscali.

Innanzitutto si precisa che le azioni da intraprendere con lo scenario del No deal devono essere intese conformi a quelle degli altri paesi Ue: «la commissione sottolinea» si legge nel documento, «che le soluzioni bilaterali sarebbero incompatibili con la ripartizione delle competenze all’interno dell’Unione europea o, anche laddove compatibili con essa, metterebbero in ultima analisi a repentaglio l’integrità dell’Unione europea, con effetti negativi per i cittadini, le imprese e le autorità pubbliche». Il messaggio del documento messo in evidenza ieri è che Brexit non è un mero processo amministrativo ma riguarda tutti e «per evitare perturbazioni le imprese coinvolte devono quindi prepararsi, prendere le decisioni del caso e completare tutte le procedure amministrative necessarie prima del 30 marzo 2019».

Ecco, dunque, cosa potrà accadere in alcuni settori.

Cittadinanza

L’Italia sta preparando delle norme che consentano ai cittadini britannici residenti al 29 marzo 2019 di mantenere il quadro giuridico esistente, si tratta in buona sostanza di norme che vedano riconosciuti i requisiti e il tempo necessario per chiedere e ottenere lo status di soggiornante di lungo periodo. Così da poter continuare a usufruire di cure mediche, occupazione, istruzione, ricongiungimento familiare e prestazioni sociali. I cittadini britannici che vivono e che lavorano in Italia, ricorda il documento, «sono stati invitati a iscriversi all’Ufficio anagrafe» del comune di residenza prima del 29 marzo .

I cittadini italiani che vivono e lavorano in Uk dovranno tenere presente gli anni di permanenza al 29 marzo. E potranno beneficiare di una domanda di registrazione senza costi entro il 2020.

Mentre chi accederà dopo il 29 marzo 2019 vedrà applicato un diverso trattamento sulla base della legislazione britannica in tema di immigrazione e su principi di reciprocità.

Qualifiche professionali

Anche per il riconoscimento della qualifica professionale la data del 29 marzo è spartiacque. Entro quella data, infatti, la Gran Bretagna è paese Ue, ecco dunque la raccomandazione della commissione anche in questo caso è di avviare le procedure di riconoscimento al più presto prima del recesso.

Dopo il 29 marzo si procederà nei confronti di un paese terzo e si dovrà quindi seguire la legge del paese nel quale si chiede il riconoscimento compresi i requisiti aggiuntivi previsti per le professioni regolamentate.

Regole specifiche sono previste nel caso si tratti di avvocati.

I legali iscritti nel Regno Unito non potranno avvalersi delle direttive Ue per esercitare la professione in un altro stato membro in base al proprio titolo.

«Se non saranno adottate misure Ue in questo settore prima del recesso, gli avvocati britannici che abbiano visto il proprio titolo riconosciuto in uno stato membro potranno lavorare solo in quello stato membro e non più nel resto dell’Ue».

Imposte dirette e indirette

La Commissione europea indica che in caso di uscita senza accordo, dal 30 marzo 2019 i movimenti delle merci che entrano nel territorio Iva dell’Unione dal Regno Unito o sono inviate o trasportate dal territorio Iva dell’Unione verso il Regno Unito sono trattati, rispettivamente, come importazione o esportazione di merci a norma della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto («direttiva Iva»). Ciò comporta l’addebito dell’Iva all’importazione; le esportazioni sono invece esenti dall’Iva.

L’Ue è al lavoro per adeguare i sistemi informatici. Anche in questo caso l’avviso che si dà agli operatori economici è quello di adeguare i contratti e prestare attenzione ai cambiamenti. Per i rimborsi in particolare la commissione europea consiglia di richiedere a inizio 2019 se dovuti al 31 dicembre 2019 per evitare le complicazioni .

Concorrenza fiscale dannosa

Sulle imposte dirette non si applicheranno più al Regno Unito le norme anti elusione dell’Ue. Il documento lancia un avvertimento: «Fuori dall’Ue cresce il rischio di regimi di concorrenza fiscale» ricordando però che anche in uno scenario di Uk fuori dall’Unione europea «restano in vigore anche per il Regno Unito gli impegni in questo settore concordati in ambito Ocse e gli standard Beps».

Dogane

Tour de force dell’Agenzia delle dogane in raccordo con la commissione europea per interventi di preparazione e di emergenza per affrontare le criticità legate allo scenario di recesso senza accordo.

Anche in questo caso sono comunque le imprese che devono muoversi per verificare le procedure doganali in caso di uscita senza accordo.

Nel documento del governo italiano si precisa che «sarebbe opportuno un ricorso alle esistenti possibilità di rilasciare autorizzazioni per misure di agevolazione previste dal codice doganale dell’Unione. Nel corso di riunioni con gli stati membri la commissione ha fornito informazioni particolareggiate sulle opzioni disponibili nel quadro del codice doganale dell’Unione».

Inoltre è stato adottato un regolamento mirante a includere i mari che bagnano il Regno Unito nelle disposizioni sui limiti di tempo entro i quali occorre presentare le dichiarazioni sommarie di entrata e le dichiarazioni pre partenza.

Cristina Bartelli

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