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Con Brexit a rischio il 35% dei capitali

Non solo startup. La Brexit, il divorzio tra Regno Unito e Bruxelles, rischia di far perdere al mercato Ue oltre un terzo dei capitali iniettati nelle cosiddette scaleup: le imprese hi tech e ad alto tasso di crescita che hanno raggiunto la maturità di mercato, considerate come un’evoluzione sana della fase di early stage.
Il dato emerge da Scaleup Europe 2017, un report dell’organizzazione Mind the bridge-Startup Europe Partnership sullo scenario di settore. Il bilancio complessivo del Vecchio Continente parla di 4.200 imprese innovative «che generano fatturato e occupazione», per un totale di 58 miliardi di dollari di finanziamenti raccolti. Tra i segmenti con più appeal svettano l’e-commerce (7,1 miliardi), la finanza (6,5 miliardi) e l’hospitality, l’insieme di servizi di ospitalità che vale un giro d’affari da 4,5 miliardi.
L’allarme Brexit è emerso perché la Gran Bretagna assorbe una fetta così massiccia di capitali e mezzi da far temere, con il suo addio, un brusco ridimensionamento dell’intero mercato Ue.
Se si guarda ai numeri, l’Isola concentra su di sé 1.412 scaleup (il 34% del totale e tre volte le 442 della Germania) e ha messo sotto chiave 20,2 miliardi di dollari in investimenti, pari a oltre un terzo della cifra cumulata dall’intera Europa. Il dominio si riflette anche nella provenienza dei “big”, come il report classifica le 86 scaleup capaci di raccogliere oltre 100 milioni di dollari. Solo la Gran Bretagna ne conta 29, con 8,5 miliardi di dollari spartiti tra i nomi delle (ex) startup che si sarebbero imposte come un modello per i successori: il motore di ricerca voli scozzese SkyScanner, i colossi della consegna cibo JustEat e Deliveroo e i sistemi di cybersecurity di DarkTrace. La Germania, che pure non sfigura con i suoi 5,6 miliardi, non va oltre un totale di 15 imprese capeggiati da casi di successo come l’e-commerce Zalando o il sito per la caccia alle offerte Trivago. La Francia si ferma a metà dei finanziamenti rispetto al mercato tedesco (2,6 miliardi) e raggiunge 11 big grazie a casi come BlaBlaCar e Deezer, mentre l’Italia compare nelle retrovie con un unico brand: Yoox, oggi Ynap, l’eccezione che consente al Paese di mettere a segno 200 milioni di finanziamenti. Il terz’ultimo risultato in Europa, davanti a Islanda e Norvegia (entrambe a 100 milioni).
La separazione avviata a tutti gli effetti ad aprile, ovviamente, non sarà dolorosa solo per l’Europa. Come evidenzia anche l’indagine Scaleup Europe, il Regno Unito ha costruito i suoi exploit nell’imprenditoria hi tech con strategie che si basano più sull’apertura che sulla chiusura all’esterno. L’Isola vanta il primato di investimenti in scaleup dell’Ict in rapporto al Pil, pari allo 0,71%, ma ha attinto a piene mani ai fondi europei a sostegno dell’innovazione e rischia di precludersi parte delle risorse se sceglierà davvero al via dell’Hard Brexit. Senza contare i rischi di un calo degli investimenti finanziari sul listino della City. Londra è tra le pochissime piazze a raccogliere una buona quota delle sue risorse (19%) sui mercati azionari per le scaleup, oltre a essere la sede d’elezione di diverse Ipo di startup. La fuga degli investitori non farebbe bene né alle prime, né alle seconde.

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