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Brexit, il piano May contro i lavoratori Ue

«Una catastrofe per l’economia nazionale», afferma la Confindustria britannica. «Strozzerebbe il lavoro nella capitale », accusa il sindaco di Londra Sadiq Khan. «Un progetto tossico» per le future relazioni con l’Unione Europea, ammoniscono fonti di Bruxelles. Sono le prime, furiose reazioni al piano segreto del governo conservatore per la Brexit, ottenuto da una fonte confidenziale e pubblicato ieri dal
Guardian.
Un progetto che in sintesi mira a imporre un sistema di visti da 2 a 5 anni per i lavoratori della Ue, favorendo quelli “altamente qualificati”, mette limitazioni perfino agli studenti, richiede per tutti gli immigrati da oltre Manica le impronte digitali e il passaporto, non più la carta di identità, anche per i turisti.
Chi sarà ammesso sia pure a tempo, inoltre, potrà portare con sé solamente il coniuge e i figli minori, gli unici che verranno considerati “familiari stretti”.
Il documento lungo 82 pagine rivelato dal quotidiano londinese è diventato così la bomba politica del giorno. Secondo i portavoce di Downing Street sarebbe solo una bozza, già “vecchia” (sebbene datato 6 agosto) e modificata. Ma la stessa premier Theresa May, parlando ieri alla Camera dei Comuni, non ha smentito la sostanza del programma. «Nel referendum dell’anno scorso abbiamo votato per lasciare la Ue e ciò significa che la libertà di movimento deve finire», conferma il ministro della Difesa Michael Fallon. «Le persone con le capacità necessarie saranno ancora benvenute, ma le aziende britanniche devono previlegiare i lavoratori britannici».
Il problema è che di lavoratori “fatti in casa”, osserva la think tank Open Britain, la Gran Bretagna non ne ha abbastanza, specie in settori come sanità, scuola, agricoltura, alberghi e ristorazione. E del resto la disoccupazione è al 4,6 per cento, il livello più basso dal 1975. Ma a quanto pare l’estate – e la precedente amara vittoria che le ha fatto perdere la maggioranza assoluta in parlamento – non hanno portato la premier a più miti consigli. Mentre il Labour sembra navigare verso una “soft Brexit”, che preveda almeno la permanenza nel mercato comune, il piano governativo uscito sul
Guardian delinea una Brexit “hard”, anzi durissima. «A queste condizioni non si parla neanche di un accordo transitorio al termine del negoziato», come pareva chiedere Downing Street, dicono al Telegraph fonti di Strasburgo. La battaglia al Parlamento britannico per cancellare 40 anni di legislazione europea si annuncia adesso ancora più aspra e incerta.

Enrico Franceschini

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