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Brexit, parte il conto alla rovescia

Sorriso stampato sulle labbra, Theresa May ha portato un messaggio di ottimismo e di speranza in giro per la Gran Bretagna. «Penso che il futuro sia radioso, – ha detto la premier. – Sono convinta che Brexit renderà diversa la Gran Bretagna, ma ci sono grandi opportunità per noi come nazione indipendente».
È passato un anno esatto da quando la premier britannica aveva invocato l’articolo 50 dei Trattati, facendo scattare il conto alla rovescia verso il divorzio dall’Unione Europea, e manca un anno al 29 marzo 2019, data ufficiale di uscita dalla Ue. Per questo la May ieri ha fatto un viaggio di 1.300 chilometri in poche ore, un toccata e fuga nelle quattro nazioni britanniche per rassicurare i cittadini che Brexit sarà un successo e renderà più unito il regno.
La prospettiva del divorzio dalla Ue dopo 46 anni di unione però continua a dividere il Paese. La May ieri ha iniziato il suo viaggio in una fabbrica tessile in Scozia, dove la grande maggioranza si era schierata a favore della permanenza della Ue, e ha poi proseguito verso il Galles, che invece aveva votato a favore di uscire.
La premier ha incontrato un gruppo di agricoltori in Irlanda del Nord, il luogo dove Brexit crea più problemi pratici, economici e politici e che aveva votato per restare nell’Unione, e un gruppo di bambini, genitori e insegnanti in una scuola in Inghilterra, profondamente divisa al suo interno tra la capitale Londra, cosmopolita e pro-europea, e le regioni del nord ostili alla Ue.
Per questo la May ieri ha espresso la sua determinazione che «ora che lasciamo la Ue e negli anni a venire, rafforzeremo i legami che ci uniscono, perchè la nostra è l’unione più riuscita del mondo».
Le divisioni tra cittadini si rispecchiano nelle divisioni all’interno del Parlamento, del partito conservatore e dello stesso Governo. Nell’ultimo anno di negoziati spesso difficili con Bruxelles, la May è stata criticata dal fronte pro-Brexit per la lentezza delle trattative e le troppe concessioni fatte alla Ue.
Secondo un sondaggio ComRes pubblicato ieri, il 44% degli interpellati ritiene che il Governo ha gestito i negoziati con la Ue «in modo disastroso», mentre solo il 29% crede che Brexit porterà a un miglioramento del loro tenore di vita.
Nei 21 mesi che sono passati dal referendum l’economia britannica si è indebolita, mentre la perdita di valore della sterlina ha fatto ripartire l’inflazione. Ieri l’Ufficio nazionale di statistica ha confermato che il Pil è cresciuto dello 0,4% nell’ultimo trimestre 2017, rendendo la britannica l’unica economia avanzata che ha rallentato lo scorso anno.
La May ha garantito che nel futuro post-Brexit la Gran Bretagna avrà il vantaggio di avviare trattati commerciali bilaterali con Paesi in tutto il mondo senza le restrizioni dell’appartenenza alla Ue, ma potrà anche mantenere i benefici di uno stretto rapporto con i 27.
«Sono convinta che possiamo negoziare un buon accordo che non preveda tariffe e barriere, mantenendo quindi i legami con i mercati Ue, ma che possiamo anche avere accesso a nuovi mercati in tutto il mondo», ha detto ieri la May. La premier ha anche assicurato che «quando non dovremo più inviare enormi somme alla Ue avremo più soldi da spendere per la Sanità e le scuole».
Questa visione di Brexit come il migliore dei mondi possibili è in netto contrasto con il brutale realismo di Bruxelles, che ha ribadito più volte che se Londra lascerà il mercato unico e l’unione doganale, sarà difficile mantenere stretti legami commerciali.
La May è però riuscita a siglare con Bruxelles un accordo sul periodo di transizione che di fatto perpetua lo status quo fino al 31 dicembre 2020 e quindi concede più tempo a banche e imprese per pianificare la loro strategia post-Brexit.
I prossimi mesi rappresentano una grande sfida per la May, che deve riuscire a far approvare il Brexit Bill dal Parlamento. Il suo Governo, dopo la decisione avventata di indire elezioni anticipate lo scorso anno, non ha una maggioranza e deve contare sui voti degli oltranzisti del Democratic Unionist Party nordirlandese. Molti deputati ribelli conservatori vogliono restare nell’unione doganale e nel mercato unico e potrebbero quindi votare contro il Governo.

Nicol Degli Innocenti

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