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Brexit, no Ue sui servizi finanziari

La partita sul futuro partenariato tra Londra e Bruxelles si conferma difficile. Da qui a marzo, i Ventisette vogliono mettere a punto le linee-guida per le prossime trattative. Già ieri il capo-negoziatore della Commissione europea Michel Barnier ha però voluto mettere in chiaro che, se il Regno Unito confermerà di voler lasciare il mercato unico, non potrà godere di un accordo commerciale che permetta alle società britanniche di offrire servizi nell’Unione.
«Non vi è alcun trattato commerciale che sia aperto ai servizi finanziari. Non esiste», ha detto Barnier in un’intervista pubblicata da una serie di quotidiani europei (in Italia, Il Messaggero). Ciò è il risultato delle «premesse decise dallo stesso Regno Unito. Decidendo di lasciare il mercato unico, le aziende inglese perdono il cosiddetto passporting», vale a dire la possibilità per una azienda di un Paese terzo di offrire i propri servizi nell’intera Unione senza chiedere singole autorizzazioni nazionali.
Londra ha deciso di lasciare l’Unione europea, il mercato unico e l’unione doganale perché non vuole sottostare a una delle quattro libertà fondamentali, ossia la libertà di movimento delle persone (la Svizzera non appartiene all’Unione, ma ha voluto l’accesso al mercato unico e rispetta quindi le quattro libertà). Esportatrice di servizi, piuttosto che di beni, la Gran Bretagna vorrebbe però continuare a poter offrire servizi finanziari ai Paesi membri dell’Unione.
Dietro alla posizione inglese si nasconde l’interesse nazionale, ma probabilmente anche la sensazione che i Ventisette avranno difficoltà senza il know-how britannico nel delicato settore finanziario. La questione è delicata perché l’economia del Regno Unito è sbilanciata: importa beni ed esporta servizi, soprattutto finanziari. Un classico accordo commerciale rischia di non esserle utile. Ciò detto, Londra non ha ancora chiarito nero su bianco che tipo di partenariato vuole.
Un gruppo di pressione inglese, CityUK, ha detto ieri che «l’esclusione dei servizi dagli accordi commerciali non è una buona ragione per non includerli a un certo punto». Intanto, nei mesi scorsi, la Commissione europea ha presentato un progetto legislativo che prevede la vigilanza europea sulle operazioni di compensazione delle contrattazioni in euro, il cosiddetto clearing, che attualmente si svolge principalmente a Londra.
Sempre sul fronte Brexit, proprio oggi, il collegio dei commissari darà il benestare a una bozza di linee-guida in vista delle trattative tra Londra e Bruxelles su un futuro accordo di partenariato. Secondo il calendario deciso dai Ventisette, le linee-guida devono essere approvate dagli Stati membri entro marzo. Difficile da negoziare, l’intesa deve vedere la luce entro il 2021, quando verrà a scadere il periodo di transizione di due anni dopo l’uscita definitiva del Paese dall’Unione nel 2019.

Beda Romano

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