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Brexit nel caos, May rinvia il voto e chiede nuove garanzie alla Ue

Theresa May ha gettato la spugna per evitare un’umiliante sconfitta. Il voto sull’accordo su Brexit, previsto per oggi, è stato rinviato a data da destinarsi: lo ha annunciato la stessa premier britannica ieri pomeriggio a Westminster a un Parlamento in tumulto. «Rinvieremo il voto previsto per martedì -, ha detto la May -. Ho ascoltato attentamente le opinioni dei deputati ed è chiaro che hanno bisogno di ulteriori garanzie, soprattutto sul backstop».
La polizza di assicurazione per evitare il ritorno a un confine interno in Irlanda è il punto più controverso dell’accordo, ha ammesso la premier, ma «è una garanzia necessaria e la conseguenza inevitabile di una trattativa. Non esiste un accordo possibile senza backstop».
La May ha detto che nei prossimi giorni intende andare a Bruxelles e incontrare leader della Ue e dei Paesi membri per tentare di ottenere ulteriori garanzie. La sua speranza è di tornare a Westminster «il più rapidamente possibile» con un nuovo testo dell’intesa sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue che possa avere il sostegno della maggioranza dei deputati. La May potrebbe rinviare il voto fino a dopo Natale: la premier ha tempo fino al 21 gennaio per presentare il piano al Parlamento. Se riuscirà a ottenere concessioni da Bruxelles sufficienti a convincere almeno 320 deputati a ratificarlo potrà cantare vittoria. Le speranze di ri-negoziare l’accordo o modificare il “backstop” però sembrano vane.
Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha annunciato in un tweet la convocazione di un vertice su Brexit giovedì 13, precisando però che il negoziato non sarà riaperto, tantomeno sul backstop irlandese. Si discuterà anche, invece, del grado di preparazione di ciascun Paese all’eventualità di una “Hard Brexit”, «perché ormai il tempo stringe», ha aggiunto Tusk. Il premier irlandese Leo Varadkar ha inoltre ricordato che «questo è l’unico accordo sul tavolo e ha il sostegno di 28 Governi».
L’annuncio della May ha fatto calare ulteriormente la sterlina, che è scesa a 1,10 euro, il minimo da tre mesi, e a quota 1,25 dollari, il punto più basso da venti mesi.
Dopo un anno e mezzo di complesse e delicate trattative con Bruxelles, quindi, il compromesso proposto dalla May non ha trovato consensi, rendendo una sconfitta in Parlamento inevitabile, come ha ammesso la stessa premier. Senza il via libera dei deputati, l’accordo non può essere ratificato e diventare operativo. L’incertezza sui tempi e i modi di Brexit continua. Gli allibratori inglesi, attendibile barometro degli umori popolari, ieri hanno alzato al 60% le possibilità che la Gran Bretagna resti nella Ue.
Anche con le migliori intenzioni della May, le tensioni politiche a Bruxelles sono tali che la situazione potrebbe sfuggire di mano alla premier, senza darle il tempo di strappare nuove concessioni alla Ue.
Il rinvio deciso dalla May è un «gesto disperato», ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn, che dimostra che la Gran Bretagna «non ha più un Governo funzionante». Molti deputati laburisti vogliono cogliere l’occasione al balzo e presentare una mozione di sfiducia al Governo, forse già oggi. Il partito laburista da solo non ha i numeri per farla approvare, ma potrebbe creare un’alleanza con gli oltranzisti pro-Brexit conservatori per far cadere la May e andare ad elezioni anticipate.
Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese e leader dell’Snp, ha promesso a Corbyn il sostegno del suo partito se deciderà di procedere con una mozione di sfiducia «contro questo Governo incompetente». Se il Governo fosse sfiduciato, si andrebbe a elezioni anticipate da indire dopo un minimo di 25 giorni per consentire i preparativi. Il Parlamento ha altre tre opzioni possibili sulle quali votare.
L’opzione “No Deal”, un’uscita senza accordo, «porterebbe al caos economico», ha avvertito ieri la May. La Banca d’Inghilterra ha avvertito che causerebbe una recessione e la maggioranza dei deputati è contraria. La decisione della May di rinviare il voto ha però galvanizzato la manciata di oltranzisti pro-Brexit, che spera di cogliere l’occasione per forzare un’uscita senza accordo.
L’opzione di un secondo referendum è stata rafforzata dal verdetto di ieri della Corte di Giustizia Europea su un caso avviato mesi fa da alcuni deputati anti-Brexit. La sentenza conferma che la Gran Bretagna può revocare l’articolo 50 e annullare Brexit unilateralmente, senza il permesso della Ue o dei 27, restando nella Ue alle stesse condizioni attuali. Il Governo deve prima approvare la legge necessaria per indire un altro voto.
Numerosi deputati infine sostengono l’”opzione Norvegia” , convinti che avrebbe una maggioranza in Parlamento. La Gran Bretagna entrerebbe nello Spazio Economico Europeo, restando nel mercato unico, ma al contrario della Norvegia dovrebbe restare anche nell’unione doganale per evitare il problema del confine interno irlandese.

Nicol Degli Innocenti

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