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Brexit, mossa degli euro-britannici

Mancano tre settimane al Brexit Day e le possibilità di accordo fra Londra e Bruxelles appaiono ancora remote: ma la prospettiva di un no deal, un divorzio senza intese, turba i sonni già inquieti dei tre milioni e mezzo di cittadini europei, fra in quali 700 mila italiani, che vivono in Gran Bretagna. Potranno restare tutti? E i diritti acquisiti verranno garantiti?

È per questo che the3million, l’organizzazione che si batte in difesa degli euro-britannici, sta moltiplicando gli sforzi per blindarne le garanzie: oggi i loro rappresentanti saranno a Bruxelles per incontrare le autorità europee e presentare la loro richiesta-base, ossia stralciare la questione dei cittadini Ue dalle trattative e arrivare al più presto all’approvazione di un Trattato internazionale che metta nero su bianco i diritti degli europei in Gran Bretagna.

Finora il governo di Londra ha promesso che nessun europeo residente prima della Brexit sarà privato dei suoi diritti: e ha messo in piedi uno schema di registrazione online attraverso il quale si può ottenere il settled status, la status di «stabilito». Un sistema che finora sta funzionando abbastanza bene (si sono già iscritti in pochi mesi un milione e mezzo di europei) ma che si basa su un atto unilaterale del governo britannico: come non ha mancato di sottolineare anche un deputato britannico di orgine italiana, Alberto Costa, finché quei diritti non saranno incardinati in un testo legale i cittadini europei rimarranno in un limbo giuridico, potenzialmente soggetti ad arbìtri futuri.

Anche per questo ieri il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola è venuto a Londra per incontrare la comunità italiana e ascoltarne dubbi e preoccupazioni: il nostro governo non sembra però aperto a esplorare la strada di uno stralcio della questione dei cittadini dal negoziato complessivo, anche perché Amendola sottolinea come essa non sia mai stata un elemento di tensione nei negoziati e come «non ci sia chiusura» da parte britannica sul problema dei residenti Ue. Semmai, il ministro ha ribadito la necessità per i nostri connazionali di registrarsi al più presto al settlement scheme: finora lo hanno fatto solo in 150 mila, una cifra bassa che già suscita preoccupazione alla nostra ambasciata.

Luigi Ippolito

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