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Brexit, Merkel concede più tempo a Londra

Quell’urgenza impellente che meno di un mese fa agitava un’Europa che, ferita e offesa, voleva punire la Gran Bretagna obbligandola ad avviare immediatamente le procedure d’uscita dalla Ue, ha lasciato posto alla cautela e alla riflessione, anche perché nessuno sa bene da dove cominciare per affrontare gli enormi problemi all’orizzonte. Ed è proprio un po’ di tempo ciò che la premier inglese Theresa May chiede alla cancelliera tedesca Angela Merkel nel suo primo viaggio all’estero dopo la nomina della settimana scorsa. E l’ottiene. Nel contempo, Londra ha rinunciato al semestre di presidenza dell’Ue, previsto per la seconda metà del 2017: sarà sostituita dall’Estonia.

May, 59 anni, ha più in comune con Merkel, 62 anni, che con Margaret Thatcher, la prima donna arrivata alla guida del governo della Gran Bretagna. Entrambe figlie di ministri della chiesa (May di un protestante, Merkel di un luterano), entrate in politica da giovani, le più potenti donne del continente europeo condividono doti di serietà, pragmatismo e riservatezza, specie sulla propria vita personale. «Avviare al più presto possibile il processo d’uscita», facendo partire le procedure dell’articolo 50 del trattato di Lisbona, che dà il via alle trattative, avevano chiesto roboanti i vertici Ue all’indomani del referendum, ma già allora Angela Merkel aveva detto che non era il caso di intestardirsi troppo «sulla questione dei tempi brevi» aggiungendo ieri mattina, prima di vedere la collega, che «la linea dura della Ue non serve». Dopo la nomina, Theresa May aveva messo in chiaro che non si sarebbe affrettata. Lo conferma ora dichiarando che Londra non farà alcun passo «prima della fine del 2016» e comunque non prima che «i nostri obiettivi saranno chiari», dichiara a fianco della Merkel dopo l’incontro a Berlino (domani andrà da Hollande a Parigi). Conciliante, la cancelliera, che ha registrato le forti reazioni di un’industria tedesca preoccupata per le ripercussioni sull’interscambio tra i due Paesi, risponde che è «perfettamente comprensibile che la Gran Bretagna abbia bisogno di un po’ di tempo per questo» e che «una buona preparazione è nell’interesse della Ue», dato che l’obiettivo di tutti sono «trattative che si svolgano in un clima di fiducia, rispetto e amicizia, senza diffondere insicurezza» ai mercati internazionali, ma allo stesso tempo senza impantanarsi in «un lungo periodo di limbo».

Gli stessi mercati che hanno reagito al voto del referendum con una contrazione che ha portato a un brusco calo della sterlina e alla previsione di una recessione da parte del Fmi (anche se poi lo stesso Fmi si è corretto portando le stime di crescita per il 2017 dal 2,2 all’1,3%, migliori di quelle dei giorni post voto quando si parlava di una crescita intorno allo 0,4). E ieri la sterlina ha ripreso quota dopo che la Banca d’Inghilterra ha fatto sapere di non aver trovato «prova chiara» di ripercussioni sull’economia interna .

Giuseppe Guastella

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