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Brexit, May vince un round i ministri votano il suo piano

È il destino politico di Theresa May. Vivere alla giornata, superare la tempesta e ripartire con la stessa determinazione. È successo anche ieri sera, dopo una riunione fiume del consiglio dei ministri britannico: oltre cinque ore, tutti chiusi al numero 10 di Downing Street, in cui a un certo punto si è temuto il peggio. Intorno alle 18 un ” brexiter” sparge la voce per cui i ministri euroscettici furiosi stiano preparando la mozione di sfiducia per May leader del partito conservatore. Dopo molto rumore, il branco anti- Ue sembra sul punto di mordere. Tutto sembra capitolare, anche il ministro della Brexit Dominic Raab annulla il suo viaggio a Bruxelles dal caponegoziatore Ue Michel Barnier.
E invece no, la resiliente Theresa ce la fa anche questa volta. Alle 19.20 esce dalla porticina nera dal numero 10 di Downing Street e annuncia impassibile ai giornalisti infreddoliti che il consiglio dei ministri ha detto sì, seppur soltanto a maggioranza, alla sua controversa bozza di accordo con l’Ue sulla Brexit. « È stato un summit appassionato e difficile — dice — ma è stato fatto un buon passo in avanti. Ci aspettano giorni difficili, ma l’accordo mantiene la promessa del referendum. Credo fermamente con la testa e il cuore che questa sia una decisione nell’interesse di tutto il Regno Unito » . Poi il guanto di sfida: « Si accetti questa bozza, altrimenti le alternative sono niente accordo oppure niente Brexit». Insomma, accontentatevi: di meglio non c’è. In serata da Bruxelles anche Barnier si è detto soddisfatto delle notizie da Londra, ma avverte: « Il cammino è ancora lungo e difficile».
È una vittoria importante della premier britannica, ma non decisiva. La prova del fuoco per May sarà il voto del Parlamento sull’accordo: alla Camera dei Comuni la premier non ha una maggioranza. Qui, dopo il vertice straordinario Ue del 25 novembre a Bruxelles, si andrebbe alla conta a inizio dicembre ( forse il 6). Al netto dei colleghi conservatori ribelli anti- Ue ( forse oltre 60) e del partitino unionista nordirlandese Dup fondamentale per il governo di minoranza entrambi molto critici dell’accordo, l’unica speranza della premier sarebbero i laburisti. Ma ieri, durante il question time alla Camera dei Comuni, il leader Jeremy Corbyn è stato ancora una volta spietato: « Non voteremo un accordo sconclusionato » . Decine di ribelli laburisti ci sarebbero ( 30- 40), ma non bastano a May per spuntarla.
Corbyn del resto vuole andare al voto e governare e ieri ha trovato un insolito alleato, il suo “nemico in casa” Tony Blair: entrambi hanno criticato la natura dell’accordo di May che prevede un’unione doganale per la Gran Bretagna e una sorta di mercato unico per l’Irlanda del Nord. Londra dovrà sottostare a numerose regole europee, come la possibilità di recedere da questo regime speciale che continuerà a oltranza (anche oltre il 2020) fino a quando la questione irlandese non sarà risolta. Oltre alle critiche dei pasdaran conservatori pro-Brexit come Boris Johnson e del Dup, sono arrivate anche quelle dell’ex leader dell’Ukip ( estrema destra), Nigel Farage, uno dei padri della Brexit: « È il peggiore accordo della storia».
Il cammino per May sarà decisamente tortuoso. Fonti del partito conservatore infatti riferiscono che i ministri euroscettici sinora non hanno sabotato May perché certi che « si schianterà » in Parlamento. È molto probabile, ma non certo. La tattica conclamata di May è proprio questa, arrivare all’ultimo e mettere tutti di fronte al terrore di una decisione storica. Ieri il Fmi ha detto che senza un accordo come quello di May, il Regno Unito rischia di perdere almeno 6 punti di Pil e di dover affrontare circa 12 anni di economia anemica.
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