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Brexit: May a Strasburgo tenta l’ultima mediazione, oggi il voto

Oggi il Parlamento di Westminster voterà, ma non si sa su cosa. Il Governo ha confermato ieri che i deputati avranno la possibilità di esprimersi sull’accordo con l’Unione Europea come previsto e che sarà un «voto significativo», cioè vincolante. Quello che manca sono i dettagli dell’accordo.
La premier Theresa May è volata a Strasburgo ieri sera a sorpresa per trattative dell’ultimissima ora con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, nella speranza di ottenere modifiche o aggiunte al testo originale sufficienti a convincere abbastanza deputati Tory a votare a favore. Se ci sarà un testo rivisto, verrà presentato al Parlamento solo poche ore prima del voto, appena la May potrà confermare che l’incontro con Juncker ha prodotto risultati.
La pur flebile speranza di risolvere l’impasse ha comunque risollevato la sterlina, che era crollata per il timore di un “no deal”. La valuta britannica ieri pomeriggio ha riconquistato parte del terreno perso risalendo a 1,166 sull’euro e 1,313 sul dollaro.
Se l’accordo rivisto e corretto verrà approvato, la Gran Bretagna uscirà dalla Ue il 29 marzo come stabilito. Se invece l’intesa della May verrà di nuovo bocciata dal Parlamento, l’iter annunciato prevede che ci saranno altri due votazioni nei due giorni successivi. Domani i deputati dovranno esprimersi contro un “no deal”. Se, come previsto, la maggioranza voterà contro un no deal, giovedì i deputati potranno votare a favore di un rinvio della data di Brexit, che però dovrà essere autorizzato dai Paesi Ue.
La giornata di ieri era iniziata all’insegna del pessimismo: il Governo aveva ammesso che i negoziati con la Ue erano ormai bloccati e che la May non sarebbe andata a Bruxelles. Poche ore dopo però sono iniziate a circolare le voci su un viaggio a Strasburgo per siglare un compromesso.
A Bruxelles il negoziatore capo Ue Michel Barnier ha aggiornato gli ambasciatori dei 27 sull’andamento dei negoziati e, secondo voci, ha rivelato che la May domenica era pronta ad accettare l’ultima proposta avanzata dalla Ue ma che il suo Governo l’ha respinta.
Il punto dolente resta la “backstop”, la garanzia che non si torni a un confine interno in Irlanda, che il fronte pro-Brexit teme possa costringere la Gran Bretagna a restare in un’unione doganale a oltranza, “vassallo” della Ue. L’alternativa proposta da Bruxelles, che solo la Gran Bretagna possa uscire ma non l’Irlanda del Nord, è stata respinta da Londra e dagli unionisti del Dup.
Secondo alcune fonti londinesi, la May avrebbe sfidato la Ue dicendosi pronta a far votare al Parlamento non l’accordo concordato con Bruxelles, ma un testo con le modifiche che Londra vorrebbe. Sarebbe un voto “condizionale” e non “significativo”.
Il ragionamento è che l’auspicata approvazione da parte dei deputati di Westminster manderebbe un chiaro segnale a Bruxelles che l’intesa è a portata di mano e che tocca alla Ue fare concessioni prima del summit europeo del 21 marzo. Sarebbe una strategia ad alto rischio, però, destinata a raggelare ulteriormente i già freddi rapporti tra le due sponde della Manica. Anche i parlamentari britannici protesterebbero. Il deputato conservatore Nick Boles ha detto che la premier «perderebbe la fiducia della Camera dei Comuni». La laburista Yvette Cooper ha dichiarato che la solenne promessa della May di dare al Parlamento un voto significativo diventerebbe «una grande bugia».
L’emendamento proposto dalla Cooper, alleata per l’occasione con il veterano Tory Sir Oliver Letwin, intende dare al Parlamento il controllo su Brexit se l’accordo della May verrà respinto oggi, chiedendo ai deputati di votare su tutte le opzioni possibili per verificare se c’è una soluzione che sia accettabile alla maggioranza.

Nicol Degli Innocenti

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