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Brexit, May sconfitta sull’unione doganale

Sconfitta per il Governo britannico su una delle questioni più cruciali di Brexit. Ieri pomeriggio la Camera dei Lord ha votato con una maggioranza di 123 voti a favore di un emendamento al “Brexit Bill” contro la decisione di Londra di uscire dall’Unione doganale.
La mozione è stata votata da 348 pari del regno con 225 voti contrari. L’emendamento, proposto dall’indipendente Lord Kerr, costringe il Governo a spiegare al Parlamento entro ottobre se e come ha tentato di negoziare per restare nell’unione doganale prima di decidere di lasciarla.
Kerr, ex ambasciatore britannico presso l’Unione Europea, è noto come “l’architetto dell’articolo 50” perché ha scritto la clausola che la May ha invocato lo scorso anno per avviare il processo di uscita dalla Ue.
Secondo Kerr, Brexit non è irreversibile e «se proprio bisogna uscire, almeno limitiamo il più possibile i danni», ha detto ieri. Lasciare l’unione doganale porterebbe a un calo dell’1% del Pil e sarebbe una politica auto-distruttiva. Il Governo ha quindi il dovere di fare il possibile per restarne parte.
Gran parte dei Lord si sono schierati con Kerr. I conservatori non hanno la maggioranza nella Camera alta e quindi una sconfitta era probabile, ma il voto è stato ancora più netto del previsto. Ben 24 pari del Regno conservatori hanno votato contro il Governo alleandosi con laburisti, liberaldemocratici e indipendenti.
La posizione della premier Theresa May è che la Gran Bretagna lascerà il mercato unico e l’unione doganale quando uscirà dalla Ue e che non ci saranno compromessi o ripensamenti a riguardo. Lasciare l’unione doganale, secondo la May, è fondamentale per avere la libertà di negoziare accordi commerciali bilaterali con altri Paesi.
La sconfitta è imbarazzante per il Governo e darà nuovo slancio al fronte pro-Ue in Parlamento, dove la legge ora dovrà tornare per essere di nuovo discussa il mese prossimo. A Westminster si sta rafforzando il fronte anti-Brexit che comprende deputati del partito al Governo e dell’opposizione, quindi l’emendamento approvato ieri dai Lord potrebbe essere votato anche dai deputati. Il partito laburista è a favore di restare nell’unione doganale e in questo almeno si trova d’accordo con il mondo del business, preoccupato per le conseguenze di un’uscita.
Sia il Parlamento che la Camera dei Lord devono concordare il testo finale del Brexit Bill prima che possa diventare legge.
Restare nell’unione doganale risolverebbe anche il problema più spinoso dei negoziati su Brexit: la questione del confine tra le due Irlande.
L’accordo provvisorio raggiunto di recente tra Londra e Bruxelles prevede che, se non saranno trovate soluzioni alternative, verrà mantenuto lo status quo – quindi l’Irlanda del Nord resterà nel mercato unico e nell’unione doganale.
Questo creerebbe per la May il problema di creare un confine, una distinzione di fatto, tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, cosa inaccettabile per gli unionisti protestanti e in particolare per il Dup dal quale la premier dipende per avere una maggioranza a Westminster.
Se la Gran Bretagna restasse nell’unione doganale, il problema pratico sarebbe risolto, ma si presenterebbe un grave problema politico. I ministri pro-Brexit non accetterrebbero una soluzione che, secondo loro, impedirebbe al Governo di avere una politica commerciale indipendente e potrebbero costringere la May alle dimissioni.
Il presidente Ue Donald Tusk ieri ha ricordato l’importanza della questione irlandese, avvertendo che se non verrà trovata una soluzione tutti gli accordi transitori raggiunti finora tra Londra e Bruxelles sarebbero nulli. Dopo mesi e mesi di difficili negoziati e ancora più difficili compromessi, si tornerebbe quindi a un nulla di fatto.
«Il problema è stato causato dalla decisione britannica su Brexit, quindi la Gran Bretagna dovrà contribuire a risolvere il problema, – ha detto Tusk al Parlamento europeo. – Senza una soluzione non ci sarà accordo di uscita e non ci sarà periodo di transizione».

Nicol Degli Innocenti

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